Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Concutelli potrebbe dimostrare di essere realmente una persona libera, qualora parlasse di quegli elementi che mancano per ricostruire la storia di questo Paese, come i rapporti intercorsi tra Ordine Nuovo, la mafia e la P2”
Roma - “La mia piena solidarietà va, in questo momento, alla famiglia del giudice Occorsio”. Questo il commento a freddo di Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, alla notizia della sospensione della pena per gravi condizioni di salute concessa al terrorista nero Pierluigi Concutelli. L’ex leader di Ordine Nuovo, condannato a tre ergastoli per l’assassinio del giudice Vittorio Occorsio e per i delitti in carcere di due neofascisti, dopo aver beneficiato della semilibertà, revocatagli nel 2008 poiché rientrò nel penitenziario di Rebibbia con dell’hashish e un coltello, dal 2009 era agli arresti domiciliari perché colpito da un’ischemia cerebrale.
“Concutelli deve essere inquadrato come un uomo cha ha sfidato le istituzioni italiane - sottolinea con vigore Girlando -, poiché non ha mai raccontato la verità sugli obiettivi e le finalità eversive di Ordine Nuovo, il movimento che lui stesso ha fondato e che ha avuto a che fare con il periodo stragista eversivo di questo Paese. Non mi riferisco esclusivamente al gravissimo delitto Occorsio e all’attacco militare verso la magistratura, ma andrebbero evidenziati i rapporti intercorsi tra l’organizzazione, la mafia e la P2”.
L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, infine, si rivolge direttamente al terrorista ricordandogli il coraggio dimostrato da un altro ex militante di Ordine Nuovo: “Concutelli potrebbe dimostrare di essere realmente una persona libera, qualora parlasse di quelle verità che mancano per ricostruire la storia di questo Paese. Quelle stesse verità che furono raccontate dal giornalista Beppe Alfano, ucciso per mano della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto nel ’93. Anche lui faceva parte del movimento di estrema destra, fino a quando decise di uscire dall’organizzazione per denunciarne le collusioni eversive. Concutelli ha l’opportunità di dimostrare un briciolo di umanità, ancor più oggi che è colpito da una grave malattia, e può ovviare, in parte, al fallimento di uno Stato che non ha cercato la verità”.
La responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti: “Il ritardo della confederazione sull’inappropriatezza delle riforme statali è ingiustificabile, dal momento che avrebbe dovuto fare da tramite tra la struttura industriale nazionale e la maggioranza”
Roma - “Dov’è stata Confindustria fino ad oggi? Cosa faceva, mentre il Governo proseguiva nella sua tassazione scellerata all’indotto industriale, con dei provvedimenti che non permettono la tanto attesa crescita? La confederazione avrebbe dovuto iniziare, già da tempo, un dialogo costruttivo col Governo, mettendo in luce gli aspetti più critici del tessuto industriale italiano. Ad esempio, si potevano osservare più nel dettaglio i dati statistici relativi alla delocalizzazione produttiva e discutere in maniera più approfondita sulle sue conseguenze. Perché non è stato fatto?”. Antonella Silipigni, responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, commenta con tono polemico l’intervento in Parlamento di Giampaolo Galli, direttore generale di viale dell’Astronomia, il quale ha criticato il Piano nazionale di riforme proposto dalla maggioranza per consentire la ripresa dell’industria nazionale.
“Confindustria - prosegue la Silipigni - avrebbe dovuto comprendere che il sistema Italia non è più quello di quaranta o cinquanta anni fa, ma è diventato malato e si è impoverito nel tempo. Nel nostro Paese non solo non vengono attuate quelle liberalizzazioni che potrebbero dare un po’ di respiro al mercato nazionale, ma le norme governative dimostrano un’enorme inadeguatezza anche in merito al costo del lavoro”.
L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro non ci sta e conclude il suo intervento così come lo aveva iniziato, attaccando sia la confederazione sia la maggioranza: “Il ritardo di Confindustria sull’inappropriatezza delle riforme statali è ingiustificabile, dal momento che questa organizzazione avrebbe dovuto fare da tramite tra la struttura industriale nazionale e il Governo, affinché a Roma capissero, ad esempio, che una delle difficoltà maggiori delle imprese italiane è la crisi di settore. Questa và al di là della recessione economica mondiale e non è stata mai presa in considerazione dalle forze governative che, facendo finta di nulla, hanno continuato a richiedere alle imprese un esborso di tasse iniquo, antidemocratico e provocatore di una situazione che continua a degenerare. Tutti devono comprendere che il nostro non è più un Paese basato esclusivamente sulle grandi industrie, ma che va avanti soprattutto grazie alle piccole e medie imprese, quelle che sono costantemente dimenticate sia da Confindustria sia dai Governi”.
Il responsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti: “In Campania, se non si cambia registro, ci sarà una continua e costante crescita di amministratori e funzionari pubblici che sono e saranno al servizio della Camorra, piuttosto che dei cittadini”
Roma - “Gli arresti effettuati stamane rispecchiano la drammatica, quanto attuale, sovrapposizione di livelli tra la criminalità organizzata e la politica. La risposta delle istituzioni non è ancora sufficiente, dal momento che resta evidente il condizionamento e la pressione di una certa politica per tollerare e consentire alla Camorra, e alle imprese a questa legate, di continuare a fare affari e a regnare nella pubblica amministrazione”. Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti, riflette con amarezza sul decreto di fermo eseguito questa mattina dal nucleo di carabinieri del comando provinciale di Caserta, nei confronti di cinque persone accusate di associazione mafiosa, poiché presunti affiliati e fiancheggiatori del clan casalese Iovine. Le manette sono scattate anche per Vincenzo Corvino, sindaco di Casal di Principe dalla primavera del 1995 alla fine del 1996, anno in cui il consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni camorristiche.
“Tanto per citare un esempio - spiega l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -, è intollerabile che il prefetto di Napoli, o meglio ancora il ministro dell’Interno, tengano in piedi l’amministrazione comunale di Afragola, guidata dal senatore Nespoli, per il quale ci fu una richiesta di arresti respinta dalla casta parlamentare, e con in seno all’amministrazione stessa ombre che consentono la condivisione di attività tra una certa politica e la Camorra”.
Barbato conclude la sua analisi con un pensiero che ha già esposto in diverse occasioni: “Il nodo da sciogliere è quello politico. Pur facendo i miei complimenti alla magistratura e alle forze dell’ordine per l’ennesimo colpo inferto alla Camorra, non posso non evidenziare che, in Campania, se non si cambia registro, ci sarà una continua e costante crescita di amministratori e funzionari pubblici che sono e saranno al servizio della Camorra, piuttosto che dei cittadini. È sempre più evidente che in Campania la Camorra non è nella politica, ma essa è la politica, anzi una certa politica”.
Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “La classe dirigente dovrebbe tener conto che questi mostri, non solo deturpano il paesaggio, ma richiedono anche un enorme spreco di denaro pubblico”
Roma - La penisola sorrentina, in particolare la città di Vico Equense, potrebbe subire un’incredibile alterazione paesaggistica, a causa del viadotto di Seiano che rischia di entrare a far parte della categoria degli ecomostri. Il ponte, nato inizialmente come strada a servizio dello scavo della galleria nella grotta di Scutolo, sede di un impianto di depurazione ideato negli anni Settanta dalla Cassa del Mezzogiorno e mai ultimato, è al centro di una disputa tra chi lo vorrebbe eliminare e chi, invece, lo vorrebbe come alternativa alla S.S. 145, sempre intasata nel periodo estivo. Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, si sofferma sulla questione dichiarando: “Siamo di fronte all’ennesimo scempio che deturpa l’ambiente, colpendo luoghi di una bellezza paesaggistica unica, posti di cui l’Italia è ricchissima, sebbene chi di dovere non riesca mai ad apprezzarli fino in fondo”.
Ad aver dato, nel 2010, il via libera alla costruzione dell’impianto incriminato è stato Massimo Menegozzo, commissario di Governo per le Bonifiche e la Tutela delle Acque nella Regione Campania. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, quindi, si rivolge alle autorità competenti, chiedendo buon senso e il rispetto della legge: “La classe dirigente, quando si ritrova a dover prendere decisioni in merito a costruzioni che, come avviene nel caso del viadotto di Seiano, resteranno parcheggiate, dovrebbe tener conto che questi mostri, non solo deturpano il paesaggio, ma richiedono anche un enorme spreco di denaro pubblico”.
“C’è poco da fare - conclude la sua riflessione Vedova -, bisogna muoversi rispettando i piani regolatori. Deve cambiare la mentalità di chi gestisce lavori di questo tipo, poiché non è ammissibile che, soprattutto nelle vicinanze delle zone costiere, si continui a procedere nella costruzione di opere inutili che devastano l’ambiente e gravano pesantemente sulle spalle dei contribuenti”.
La responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “La sinergia con la quale lavorano le forze dell’ordine in tutta Italia, e fuori dai nostri confini, può portare ovunque al raggiungimento di grandi risultati nella lotta al malaffare”
Bari - “La criminalità organizzata in Puglia è sempre più agguerrita e radicata nel territorio. Lo dimostra l’operazione conclusa dalla Dia di Bari circa il traffico di stupefacenti incrociato tra Puglia, Lombardia e Toscana”. Manuela Bellantuoni, responsabile regionale dell’Italia dei Diritti, commenta in questo modo il sequestro preventivo di beni per oltre un milione di euro, eseguito, questa mattina, dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, Milano e Firenze, nei confronti di clan italo-albanesi.
L’esponente regionale del movimento guidato da Antonello De Pierro si sofferma sui dati della vicenda: “Fa specie la sproporzione verificata dagli inquirenti tra la disponibilità di patrimoni degli indagati e le loro dichiarazioni di reddito, bassissime, a testimonianza del fatto che c’era qualcosa di losco in merito”. I beni sequestrati fanno capo a Domenico Azzone, affiliato del clan barese Anemolo, e ai clan albanesi di Mehemeti Ermal e Cobo Krenar di Valona e di Hasani di Durazzo.
La Bellantuoni conclude il suo intervento elogiando il lavoro di quanti combattono contro il crimine, quotidianamente: “É importante sottolineare che la sinergia con la quale lavorano le forze dell’ordine in tutta Italia, e fuori dai nostri confini, può portare ovunque al raggiungimento di grandi risultati nella lotta al malaffare. Un plauso particolare va alla Dia di Bari ma, più in generale, a tutti coloro che, ogni giorno, fanno bene il loro lavoro, permettendo di centrare l’obiettivo dello smantellamento di bande di delinquenti che si muovono su territori di larga estensione, soprattutto nel traffico di stupefacenti , un settore che va a ledere, in particolare, il mondo dei giovani”.
Il viceresponsabile per il XIII municipio di Roma dell’Italia dei Diritti: “Mi auguro che stavolta i poteri di delega saranno effettivi, dal momento che fin troppe volte son rimasti esclusivamente chiacchiere”
Roma - La scorsa notte il Campidoglio ha approvato la delibera 178/2009 per il decentramento del XIII Municipio capitolino che comprende Ostia e dintorni. Il provvedimento va ad ampliare i poteri del minicomune affidatigli dalla cosiddetta “Delibera Pannella” del ’92 e concede all’amministrazione la facoltà di rilasciare concessioni edilizie fino a seimila metri cubi. “Speriamo che non sia un’ulteriore beffa e che, questa volta, si passi dalle solite parole ai fatti concreti”. Così Rodolfo Sordoni, viceresponsabile per il XIII Municipio di Roma dell’Italia dei Diritti, commenta la decisione dell’assemblea comunale.
La delibera, oltre a concedere all’organo territoriale l’opportunità di regolamentare le concessioni balneari e di occuparsi del verde pubblico, permette al minisindaco di partecipare alle sedute della Giunta comunale quando verranno trattati argomenti relativi al territorio.
In conclusione, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, senza perdere il tono scettico del suo intervento, dichiara: “Mi auguro che stavolta i poteri di delega saranno effettivi, dal momento che, fin troppe volte, son rimasti esclusivamente chiacchiere”.
Il responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti: “Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una logica clientelare portata avanti dalle famiglie che contano”
Milano - Per conquistare il controllo della Sias, la società che si occupa della gestione del circuito automobilistico di Monza e che fa girare circa cinque milioni di euro l’anno tra sponsor, appalti e gran premio, occorre vincere le elezioni dell’Automobile club di Milano.
L’11 febbraio dello scorso anno il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, nomina commissario straordinario dell’Aci milanese Massimiliano Ermolli, figlio di Bruno, dirigente amico di Silvio Berlusconi, ma soprattutto socio e consigliere della società Sin&ergetica, da anni consulente di Aci.
Da questo momento, in poco meno di due settimane, si verifica un’impennata di sottoscrizioni al club che permettono la candidatura alle elezioni della lista di Geronimo La Russa, figlio del ministro della Difesa, di Eros Maggioni, compagno del ministro del Turismo e dello stesso Ermolli jr che avrebbe dovuto gestire la competizione. Tant’è vero che Massimiliano Ermolli, per presunti vizi di forma, ha escluso l’unica lista concorrente alla sua, “La lista per la trasparenza”.
Oggi, a circa un anno da quelle 182 iscrizioni improvvise, che rientrano nella vicenda della “parentopoli Aci”, su cui pendono attualmente un ricorso al Tar ed un paio di esposti, di quelle tessere non ne è stata rinnovata nemmeno una.
Giuseppe Criseo, responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti commenta la notizia con queste parole: “Niente di nuovo sotto il sole. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una logica clientelare portata avanti dalle famiglie che contano e che sono inserite, da sempre, nella classe dirigente del Paese. Questi continuano a fare il bello e il cattivo tempo, dimenticandosi della maggior parte delle famiglie italiane che si trova a scontrarsi con i problemi reali di una crisi economica, di cui non si riesce a scorgere la fine”.
Il responsabile regionale per l’Italia dei Diritti: “Speriamo che il processo, come i risarcimenti, riesca a salvarsi da qualche ennesima invenzione legislativa della maggioranza di governo”
Cagliari, – “Le richieste di condanna per le tre morti alla Saras, nel 2009, arrivano beffardamente a pochi giorni dalla nuova morte di un operaio, anche questa volta dipendente di una ditta esterna”.
Federico Gandolfi, responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, commenta con queste parole la decisione del pm, Emanuele Secci, di condannare a tot anni di reclusione i cinque imputati al processo per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch, il 26 maggio del 2009. Due anni e 8 mesi per Dario Scafardi, direttore della raffineria, e per Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali. Due anni e 4 mesi, invece, per Guido Grosso, responsabile dello stabilimento e due anni e 2 mesi per Antonello Atzori, responsabile dell'area dove morirono i tre operai. Un anno per il legale rappresentante della Comesa, Francesco Ledda, la ditta di cui erano dipendenti le vittime. Prevista una multa di 800 mila euro per la Saras.
“Finalmente in base alla nuova legge sulla responsabilità amministrativa – ha aggiunto l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – anche i vertici delle imprese coinvolte sono stati chiamati in causa, con capi d'imputazione e richieste di condanna pesanti, a rispondere delle morti in fabbrica. È giusto che finalmente paghino se, come ipotizzato, la sicurezza sul lavoro non fosse stata la priorità assoluta. Speriamo ora che giustizia sia fatta nel più breve tempo possibile e che il processo, come i risarcimenti, riesca a salvarsi da qualche ennesima invenzione legislativa della maggioranza di governo”.
Il viceresponsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti : “Per quando concerne il negazionismo, mi sembra una cosa messa su da gente che vuole in qualche modo ‘ bucare lo schermo’.. Cioè far parlare comunque di se, e bisogna dire che talvolta ci riesce pure”
Roma– “Cloro al clero” è un blog antisemita di ispirazione anarchica attivo dal 2006, nel quale “Cloro”, la tenutaria, spiega con decine di post le sue allarmanti tesi. Righe su righe per sostenere, tra gli insulti alle personalità ebraiche, tesi negazioniste circa l’Olocausto che la blogger ritiene “ mito fondativo del sionismo”, atto a determinare “un condizionamento di massa”.
Sarebbe inutile e fuorviante celebrare la Giornata della Memoria, ricorrenza ritenuta da “Cloro” un’ulteriore risorsa per mantenere vivo il “mito dell’Olocausto” a suo scrivere “risorsa politica” per rendere “intoccabili” gli ebrei facendo leva sul senso di colpa occidentale. I fatti, già degni di risentimento, diventano oggetto di scandalo nel momento in cui si scopre che l’autrice all’anagrafe è Barbara Albertoni, insegnante di storia e filosofia al liceo linguistico Manzoni di Milano.
Sulla vicenda è intervenuto Cesare De Sessa, viceresponsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti : “Che chi vince scriva la storia, è una costante da sempre, senza eccezioni per quanto ne sappia. Per cui, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, è evidente che i vincitori hanno voluto dare di se stessi un’immagine che coincidesse con un’idea del ‘bene’. Di contro, gli sconfitti cos’altro potevano essere,‘solo’il male assoluto. Ciò precisato, per quando concerne il negazionismo, mi sembra una cosa messa su da gente che vuole in qualche modo ‘bucare lo schermo’, per dirlo nel gergo televisivo. Cioè far parlare comunque di sé , e bisogna dire che talvolta ci riesce pure. Naturalmente – attacca De Sessa - , credo sia diritto della professoressa negazionista come dei suoi amici, compreso il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che secondo i bene informati sarebbe generoso nel finanziare gli studiosi che sostengono la sue tesi sostenere ciò che credono, fossero anche ‘stronzate’. Democrazia, in particolare in tempi come questi, significa dare possibilità di parola anche a chi pensa e dice l’esatto contrario di quelle che sono le nostre convinzioni”.
Corredano il diario on- line della docente, alcune foto della bandiera dello stato di Israele con la svastica, vignette, e numerosi articoli dedicati al sostegno nei confronti dei più noti negazionisti: il ricercatore della Sapienza Antonio Caracciolo, Irving e Faurisson.
Quest’ultimo, famoso per aver confutato l’esistenza delle camere a gas, strenuamente supportato dalla Albertoni alias “Cloro”che lo definisce ‘perseguitato da oltre 25 anni da leggi che negano il diritto alla ricerca ed alla libertà d’espressione’.
“Per quanto mi riguarda – dichiara l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , non posso dimenticare che nella cultura del novecento, da Einstein a Freud, Chagall, Kafka, molti grandi sono ebrei. E verosimilmente il mondo sarebbe stato diverso senza il loro apporto, forse un po’ peggiore. Certo, capisco che negli ultimi tempi Israele varie cose di cui vergognarsi le abbia fatte, ma questo è un altro discorso. E comunque, i vincitori del secondo conflitto mondiale, all’indomani del loro successo, un bel po’ di roba sporca si sono affrettati pure loro a nasconderla. Non a caso sono passati decenni prima che in Italia, con la mitologia della Resistenza, si sentisse o forse si potesse, parlare di Foibe. E se proprio vogliamo dirla fuori dai denti – puntualizza De Sessa - ,senza troppi distinguo che spesso servono per confondere e far prevalere le ragioni dei furbi più che la verità, tra due bombe atomiche sganciate sopra due città e i campi di concentramento, non saprei dire cosa sia più atroce. Ma c’è da scommettere – chiosa -, prima o poi verrà fuori qualche valente intellettuale a spiegarci che le atomiche su Hiroshima e Nagasaki, come gli ‘inesistenti’ campi di concentramento appunto, non sono mai cadute. Solo pubblicità, forzatura politica”.
Il vice responsabile per le politiche sociali dell’Italia dei Diritti: “Ogni azienda deve garantire una percentuale di assunzione dei portatori di handicap”
Milano, – Preferiscono pagare cinquantuno euro di multa piuttosto che assumere disabili, chiedendo che venga alzata a 30 dipendenti la soglia dell’obbligo di assunzione dei portatori di handicap. Così le aziende milanesi, nonostante gli incentivi per chi assume, si fermano alla prima assunzione, pagando poi la sanzione giornaliera per ogni posto lasciato libero, come prescritto dalla legge 68.
“È molto degradante, da parte delle imprese, prendere certe posizioni egoistiche e discriminanti nei confronti delle persone svantaggiate. – commenta Aniello D’Angelo, vice responsabile per le politiche sociali dell’Italia dei Diritti –. Ritengo vergognoso che si trovino questi escamotage perché, per quanto riguarda per esempio la sicurezza, l’azienda deve attrezzarsi e far rispettare le regole. Capisco che ci si voglia tutelare e quant’altro, ma dovrebbe essere legiferato come obbligo che, indipendentemente dal numero di dipendenti, si debba garantire una percentuale di assunzione dei disabili, proprio come nei concorsi pubblici che prevedono i posti riservati”.
Intanto è stato aperto uno sportello unico per diversamente abili, utile per individuare le aziende che trascurano i propri doveri, essenziale per monitorare il numero dei portatori di handicap e aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro.
“Questa percentuale deve essere rispettata, pena la chiusura delle aziende – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –. È l’azienda che deve adeguarsi al portatore di handicap, non il contrario. Perché il disabile si ritrova nella condizione di svantaggio, non se l’è scelta”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti : “Nessuno venga a dirci che questa non è una legge ad-personam in quanto mira a tutto quanto serve al Premier per l’impunità nel processo ‘Mills’. Da oggi, sono molti i corrotti che saranno maggiormente invogliati a continuare nella loro condotta criminale”
Roma –“Sono profondamente indignato di fronte a quanto successo, se c’era ancora qualche dubbio, adesso possiamo essere certi che ci troviamo di fronte ad una Maggioranza che ha legiferato e legifera per rispondere agli interessi del Premier. Ritengo lecito domandarsi se questa proposta di legge sarebbe stata ugualmente formulata se non fosse esistito Berlusconi”.
Commenta con queste parole Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, l’approvazione alla Camera con 314 sì e 296 no, del provvedimento sul “processo breve”, norma che fissa termini di fase per ciascun grado di giudizio e accorcia i tempi d’azzeramento dei reati
“Da oggi – analizza De Pierro - , sono molti i corrotti che saranno maggiormente invogliati a continuare nella loro condotta criminale, infatti questo provvedimento salvaguarderà i comportamenti illeciti dei ‘colletti bianchi’, che nella maggior parte dei casi sono incensurati. Quindi, ben lungi dal varare un espediente anticorruzione, com’era più volte stato sbandierato, ora gli italiani onesti quando vedranno l’esponenziale aumento della corruttele dovranno ringraziare gli esponenti della Lega e del Pdl, in particolar modo i loro elettori che hanno risposto più ai proclami roboanti della propaganda dell’asse Bossi – Berlusconi, piuttosto che al lume della ragione. Infatti penso che chi ha votato questa maggioranza o l’ha fatto per rispondere al richiamo d’interessi personali, cosa che avrebbe anche una logica, sebbene discutibile, oppure per mera ignoranza o incapacità di comprendere ciò che stessero facendo. Nessuno venga a dirci – sottolinea il presidente dell’Italia dei Diritti - che questa non è una legge ad-personam in quanto mira a tutto quanto serve al Premier per l’impunità nel processo ‘Mills’. Anzi sembra sia studiata apposta per favorire il Presidente del Consiglio : vale per gli incensurati e infatti Berlusconi è incensurato, l’accorciamento è molto limitato , guarda caso giusto quel tanto che basta per evitare una condanna al Premier e, cosa più importante, queste regole si applicano quando non si è ancora in presenza di una sentenza di primo grado, e infatti in nessuno dei procedimenti che vedono imputato Berlusconi esiste già pronuncia di una primo verdetto”.
I deputati, riuniti in seduta notturna, hanno eseguito le procedure di voto mentre all’esterno di Montecitorio si levavano le proteste dei familiari delle vittime di tante tragedie italiane, toccate negativamente dalle modificazioni giurisprudenziali. La discussa norma cancellerà infatti numerosi procedimenti, tra cui l’inchiesta seguita al terremoto dell’Aquila, quella per la strage di Viareggio, quelle per i crac Cirio e Parmalat e quella sullo scandalo rifiuti a Napoli.
“Il problema – evidenzia il presidente dell’Italia dei Diritti - è che per salvare Berlusconi si manderanno al macero tantissimi processi, con le ovvie conseguenze. Il progetto iniziale prevedeva l’istituzione di processo breve con una durata prestabilita che, in caso di sforamento di tali tempi, si estingueva automaticamente, in un meccanismo che era manifestamente folle. Ora invece, in caso di sforamento, il tutto andrebbe a ricadere sul magistrato inadempiente, anche se l’eventuale ritardo fosse dovuto a carenze dell’apparato piuttosto che responsabilità individuali, sembrerebbe quindi quasi un’intimidazione nei confronti della magistratura. D’altronde lo stesso Alfano ha ammesso un aumento delle prescrizioni parlando di uno 0.2 %, cifra sulla quale non siamo d’accordo in quanto, in sintonia col CsM, riteniamo saranno almeno il 10% in più e di fronte all’alto numero di quelle che hanno già luogo abitualmente appare assurdo e illogico. Ancora più incredibile è che questo avvenga a fronte di un incremento del 30% dei reati di corruzione che, per essere debellata, necessiterebbe di una legge specifica, cosa che tra l’altro, è stata già imposta dalla normativa europea. E – sottolinea De Pierro - visto che il ministro Alfano si è ben guardato dal dire alla gente quali saranno i reati più colpiti dalla prescrizione breve, ci pensiamo noi. Si parla soprattutto di illeciti che vengono contestati ai famosi “colletti bianchi” e perciò: truffa, aggiotaggio, bancarotta oppure incidenti sul lavoro e, naturalmente, la corruzione. Tutti crimini – conclude – che inquinano ulteriormente il nostro sistema già abbondantemente malato per la condotta scriteriata di tanti rappresentanti istituzionali, politicanti e non, che, quotidianamente, mettono in atto comportamenti volti a salvaguardare gli appetiti personali e le smanie di privilegi, piuttosto che il bene supremo della collettività”.