Il leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro traccia la rotta dopo l'exploit di nomine tra Napoli e Salerno: «Le giunte locali sono avvertite: con i nostri 'consiglieri ombra' portiamo la luce dei diritti nelle stanze del potere. Non siamo un semplice partito, siamo una sentinella che non dorme mai»

Napoli - Mentre i partiti tradizionali si arroccano nelle segreterie, l’Italia dei Diritti–De Pierro sta portando avanti un’espansione territoriale senza precedenti in Campania. In poco tempo, il movimento ha occupato caselle chiave da Napoli a Salerno, strutturando una rete di "sentinelle" pronte a dare battaglia nelle Municipalità e nei Comuni. Abbiamo incontrato il presidente Antonello De Pierro per capire come questa crescita lampo stia cambiando i rapporti di forza nella regione e perché il suo metodo stia togliendo il sonno agli amministratori locali.
Presidente De Pierro, la crescita del suo movimento tra Napoli e Salerno negli ultimi mesi è stata definita "clamorosa". Si aspettava una risposta così rapida dal territorio campano?
«Sapevo che il terreno era fertile, ma la velocità è stata impressionante. Abbiamo costruito una struttura d’acciaio in tempo record. A Napoli, sotto la guida della segretaria Maira Nacar e dei vice Agnese Buonocore e Nicola Martone, abbiamo creato un nucleo operativo d'eccellenza. L'innesto di Emanuele Travino nella X Municipalità e di Luca Martone nell'Agro Giuglianese dimostra che non vogliamo solo "esserci", vogliamo presidiare ogni metro quadrato della regione. Da poco sul territorio è presente anche Gianfranco Bellissimo come consigliere ombra su Napoli città; la sua è una new entry di valore assoluto che rafforzerà ulteriormente il controllo sul capoluogo. In Campania la gente ha fame di verità e noi siamo gli unici a offrirla senza filtri».
Lei parla spesso di "famiglia della legalità". È questo il segreto che anima gli amministratori che già operano nelle istituzioni, come i consiglieri di Sant'Angelo a Fasanella?
«Assolutamente sì. Monica Persiani, Teresa Trerotola e Massimo Pacico non sono semplici esponentii, sono soldati della trasparenza nel cuore del Salernitano. Chi entra nell'Italia dei Diritti sa che ha alle spalle un movimento che non scende a compromessi. Il nostro responsabile nazionale per la Politica Interna Carlo Spinelli, fa un lavoro straordinario nel coordinare queste energie: non cerchiamo poltrone, cerchiamo persone perbene che vogliano lottare per il trionfo dell'etica».
Leggi tutto: In Campania l'assalto della legalità, Antonello De Pierro racconta la rivoluzione sul territorioIl leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro punta il dito contro il 43% delle giunte fuorilegge: "Se le istituzioni discriminano alimentano la subcultura della prevaricazione. I prefetti abbiano il potere di sciogliere i consigli comunali inadempienti"

Roma - Il prestigio di un ordinamento democratico non si misura soltanto dalla qualità delle sue leggi nazionali, ma dalla capacità delle sue cellule periferiche, i comuni, di incarnarne i valori fondamentali. Eppure, in Italia, esiste una "zona d'ombra" amministrativa che coinvolge migliaia di enti locali e che rappresenta un segnale politico di estrema gravità. Al centro della denuncia di Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, vi è il sistematico disprezzo della norma sulla parità di genere nelle giunte comunali, un fenomeno che non è solo una violenza burocratica, ma il sintomo di una malattia culturale profonda.
I numeri del dissenso, una democrazia "monca"
Secondo le rilevazioni elaborate dal movimento, nei comuni sotto i 3000 abitanti la situazione è allarmante: nel 43% dei casi le giunte comunali non rispettano le quote di genere previste dalla normativa vigente. Si tratta di una realtà dove le donne sono relegate ai margini dei processi decisionali, escluse da quegli organismi esecutivi che dovrebbero rappresentare l'intero corpo sociale.
Per De Pierro non si tratta di una questione di "galateo politico", ma di una violazione dei diritti civili che mina la credibilità dello Stato. Se la legge impone la presenza di entrambi i generi nella composizione del governo locale, l'elusione di tale precetto trasforma l'istituzione in un territorio di prevaricazione maschile, protetto da una preoccupante assenza di sanzioni immediate e incisive.
Il nesso invisibile, dalle giunte al femminicidio
Il focus di De Pierro si sposta su un piano sociologico di rara lucidità: il legame tra l'esempio istituzionale e la deriva violenta dei rapporti umani. Sebbene il tema del femminicidio sia stato oggetto di aspre critiche legislative da parte del movimento (in particolare contro l'insufficienza di norme meramente repressive), il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierro evidenzia come la violenza domestica tragga linfa vitale proprio dai messaggi che partono dai palazzi del potere.
"Se le istituzioni — spiega De Pierro — sono le prime a dare il cattivo esempio, ignorando la presenza femminile o considerandola un accessorio sacrificabile sull'altare di equilibri politici interni, si invia un messaggio devastante alla collettività. Si avalla indirettamente quel retaggio subculturale che vede la donna come un soggetto subordinato. Questa percezione di inferiorità, se alimentata dalla prassi amministrativa, diventa il terreno fertile su cui maturano i sentimenti di possesso e la prevaricazione, che nei casi più tragici sfociano nel femminicidio. La sfida è culturale: le istituzioni devono essere specchi di civiltà, non santuari del pregiudizio".
Leggi tutto: Quote di genere, il vulnus istituzionale dei piccoli comuni e la battaglia di civiltà di Antonello...Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro risponde punto per punto alle perplessità sollevate dal sindaco Giustini a Percile, respinge le accuse sul presunto "danno d'immagine" e rilancia la linea dura del movimento a tutela dei disabili e del diritto di cronaca

Roma - Il consiglio d’insediamento del Comune di Percile si è trasformato in un inedito terreno di scontro istituzionale. Il sindaco riconfermato Claudio Giustini, ha preso la parola prima del giuramento per criticare l'attività ispettiva e l'eco mediatica sollevata dal movimento Italia dei Diritti-De Pierro, parlando persino di "danno d'immagine" per il paese. Abbiamo rivolto le nostre domande direttamente ad Antonello De Pierro, presidente del movimento e noto giornalista d'inchiesta, presente in aula come spettatore e rimasto impossibilitato a replicare in quella sede a causa dei vincoli del regolamento consiliare.
Presidente De Pierro, partiamo dal dato d'ambiente. Il primo consiglio comunale è solitamente una seduta formale, dedicata ai giuramenti e agli adempimenti di rito. Mercoledì 3 giugno, invece, il sindaco Giustini ha scelto di aprire i lavori con un duro monologo rivolto alla sua persona e al movimento. Come valuta questa scelta sul piano formale?
«Siamo di fronte a un evidente cortocircuito nel galateo istituzionale, ma direi soprattutto a un paradosso logico e democratico. Il sindaco ha deliberatamente scelto di trasformare l’assise civica, nel momento di massima solennità qual è l'insediamento, in un’arena di contestazione personale e politica. Ma la cosa più grave è che lo ha fatto sapendo di non poter ricevere una replica immediata. Come stabilito dai regolamenti che disciplinano le adunanze consiliari, i cittadini presenti tra il pubblico, ancorché leader di forze politiche rappresentate in aula, non hanno diritto di parola. Aver sollevato una polemica contro un soggetto terzo, impossibilitato a intervenire per via del contesto normativo, configura un'azione priva di contraddittorio. È per questo motivo che affido ai canali d'informazione questa disamina puntuale: la democrazia vive di replica e di fatti documentabili, non di monologhi protetti dall'immunità dello scranno».
Il sindaco ha parlato esplicitamente di "danno d'immagine" arrecato a Percile a causa degli articoli usciti nei mesi scorsi. Una contestazione pesante. Qual è la sua posizione in merito?
«Trovo questa affermazione non soltanto infondata sotto il profilo giuridico, ma pericolosa sotto quello culturale. Parlare di "danno d'immagine" quando si fa cronaca o quando si sollevano questioni di interesse pubblico significa confondere la tutela dell'ente con la pretesa di silenzio sull'operato degli amministratori. La giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione è granitica sul punto: il diritto di cronaca e il diritto di critica politica sono costituzionalmente garantiti dall'articolo 21 della nostra Carta. Se i fatti riportati sono veri o putativamente tali, se sussiste l'interesse pubblico e se l'esposizione mantiene il canone della continenza, non può esistere alcun danno d'immagine ingiusto. Il vero danno all'immagine di un’istituzione non lo fa chi denuncia una criticità, ma l’inerzia di chi non la risolve o, peggio, di chi vorrebbe che non se ne parlasse. Ad ogni modo, attendo con estremo interesse la pubblicazione dei verbali ufficiali di questa seduta sull'albo pretorio del Comune: voglio verificare come siano state messe a verbale tali dichiarazioni».
Entriamo nel merito delle tre specifiche contestazioni. La prima riguarda la segnalazione del manto stradale dissestato all'ingresso della piazza principale, dove la stampa ha titolato parlando di "incuria". Il sindaco ha rivendicato di averla riparata rapidamente, pur non essendo di competenza comunale, e ha contestato il termine usato. Come risponde?
«La vicenda descrive perfettamente il nostro modus operandi, ma anche la mancata comprensione, da parte del sindaco, della politica di prossimità, che è il fiore all'occhiello della nostra politica. La segnalazione è stata originata dai nostri consiglieri ombra Luca Hammad e Martina Perrotta, quando il dottor Hammad non era ancora candidato a Percile. C'era un dissesto evidente, visibile ictu oculi a chiunque entrasse nel borgo. Che la competenza formale fosse della Città Metropolitana di Roma Capitale, e che quest'ultima fosse rimasta inerte, è un dato tecnico che non cancella il disagio oggettivo dei cittadini e dei visitatori. Se il sindaco, stimolato dal clamore mediatico, è intervenuto in via sostitutiva per ripararla in tempi brevi, non possiamo che compiacercene: significa che l'azione dell'Italia dei Diritti ha prodotto il risultato sperato, ovvero la risoluzione del problema. Sul termine "incuria", vorrei ricordare al sindaco che la titolazione degli articoli risponde a una scelta redazionale delle singole testate e non alla penna dei consiglieri ombra. Detto ciò, dinanzi a una strada dissestata nel cuore pulsante di un borgo turistico della Valle dell'Aniene, parlare di incuria oggettiva dello stato dei luoghi rientra perfettamente nei limiti della continenza verbale e della verità materiale. È strano meravigliarsi di ciò».
Leggi tutto: Informazione è atto di responsabilità civile e garanzia di trasparenza, intervista ad Antonello...Il leader Antonello De Pierro esprime profonda soddisfazione per un exploit che travalica i confini elettorali: «Siamo una freccia puntata verso l'alto; la nostra scalata non si fermerà finché i diritti non torneranno al centro dell'agenda politica. Il 2026 è l'anno in cui il Palazzo deve fare i conti con la realtà».

Napoli – Mentre la politica tradizionale sembra ripiegata su sé stessa, tra strategie di palazzo e consensi volatili, in Campania sta esplodendo un fenomeno che ha i tratti di una vera e propria rivoluzione silenziosa, ma determinata. Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro sta vivendo una crescita definita "clamorosa" dagli addetti ai lavori, un’espansione che in pochi mesi ha ridisegnato la geografia politica di Napoli e Salerno, seminando una crescente preoccupazione tra le amministrazioni locali.
La visione di Antonello De Pierro, oltre il consenso verso la "famiglia della legalità"
Al centro di questo terremoto politico c’è la figura di Antonello De Pierro. Il presidente del movimento, giornalista di lungo corso e simbolo della lotta alla criminalità (noto per il suo coraggio nell'affrontare i clan del litorale romano), esprime oggi una profonda soddisfazione. De Pierro non nasconde l’entusiasmo per quello che definisce il "laboratorio Campania": una regione che ha risposto con una velocità inaspettata al richiamo della trasparenza.
"La nostra non è una crescita numerica fine a sé stessa, ha dichiarato De Pierro ma un’adesione di valori. Vedere tanti cittadini e amministratori campani unirsi alla nostra 'famiglia della legalità' è la prova che il bisogno di giustizia sociale e di controllo sull'operato pubblico è più vivo che mai."
Da Napoli a Salerno, un organigramma di ferro
La forza del movimento risiede in una struttura gerarchica che non lascia zone d'ombra. Sotto la regia nazionale di Carlo Spinelli, responsabile per la Politica Interna, e di Danilo Barbuto, responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e Circoli, la Campania ha schierato una squadra d'attacco formidabile.
A Napoli e provincia il coordinamento è nelle mani della segretaria provinciale Maira Nacar, coadiuvata dai vice Agnese Buonocore e Nicola Martone. Ma è sul territorio che si è giocata la partita più recente:Emanuele Travino, nominato come responsabile per la X Municipalità (Bagnoli e Fuorigrotta), rappresenta l’avamposto del movimento nel cuore critico di Napoli. Luca Martone, giovanissimo e dinamico è incaricato di presidiare l'Agro Giuglianese, una zona dove la domanda di legalità è altissima. Gianfranco Bellissimo, new entry di rilievo, che opererà come consigliere ombra su Napoli città, rafforzando il controllo sulle dinamiche del capoluogo.
Leggi tutto: L’effetto domino della legalità, l’inarrestabile ascesa dell’Italia dei Diritti-De Pierro in...Il giornalista e leader del movimento Italia dei Diritti–De Pierro riceve il prestigioso riconoscimento dal Rettore Giuseppe Catapano e lancia una sfida culturale: trasformare la conoscenza giuridica in un "parenchima sociale" capace di rigenerare la civiltà e proteggere i giovani dalla prevaricazione

Roma - In occasione della solenne cerimonia svoltasi presso l’Aula Magna del Centro Studi della Sapienza a Roma, l’Università Auge ha celebrato non solo il merito accademico, ma l’impegno civile di chi ha fatto della legalità la propria ragione di vita. Tra i momenti più significativi della giornata, spicca il conferimento del titolo di senatore accademico onorario ad Antonello De Pierro. Giornalista di lungo corso e leader carismatico del movimento Italia dei Diritti–De Pierro, ha saputo trasformare il ringraziamento istituzionale in una profonda riflessione filosofica. In questa conversazione, De Pierro approfondisce i temi del suo intervento, spiegando perché il diritto debba essere inteso non come un freddo insieme di codici, ma come la forza vitale e pulsante di una società moderna.
Presidente De Pierro, partiamo dal momento della consegna. Il Rettore dell’Università Auge, Prof. Giuseppe Catapano, Le ha conferito il titolo di senatore accademico onorario. Cosa ha provato in quel momento, non solo come giornalista, ma come leader di un movimento che fa dei diritti la propria bandiera?
"È stato un momento di profonda sintesi. Sa, spesso si tende a separare l'ambito accademico da quello dell'impegno civile 'di strada', quello che portiamo avanti con l'Italia dei Diritti–De Pierro. In quell'aula, invece, ho sentito che questi due mondi si toccavano finalmente. Ricevere questo titolo dal Rettore Catapano, che stimo profondamente per la sua capacità di rendere la cultura giuridica viva e non polverosa, significa che il nostro lavoro di denuncia e di tutela dei cittadini ha una dignità scientifica e istituzionale. Non è solo un premio alla carriera, ma una conferma: la nostra lotta per la legalità è una forma di altissima pedagogia sociale."
Nel suo discorso ha usato un termine scientifico molto potente: "parenchima sociale". Ha spiegato che dove si diffonde il diritto si crea un’evoluzione di questo tessuto. Può approfondire questa visione?
"Certamente. In istologia, il parenchima è il tessuto funzionale di un organo, quello che lo fa lavorare davvero. Se trasliamo questo concetto alla società, il diritto non è la 'cornice' esterna, ma la cellula stessa. Una società senza consapevolezza giuridica è un organismo malato, destinato alla necrosi. Quando noi formiamo i giovani alla materia giuridica, ed è per questo che seguo con estremo interesse l'offerta formativa dell'Auge, stiamo praticamente effettuando una rigenerazione cellulare. Più diritto c'è nel cittadino, più il parenchima sociale è sano, resistente alle infezioni della corruzione e dell'arbitrio. Se il tessuto è forte, la società progredisce. Se il tessuto è debole, il corpo sociale crolla sotto il peso dell'illegalità."
Leggi tutto: Il diritto come forza, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro nuovo senatore accademico...Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro difende il merito intellettuale della scrittrice e attacca frontalmente la politica della distrazione: "Mentre il Paese affonda tra liste d'attesa e degrado, l'opinione pubblica si appassiona ai buchi della serratura. Il talento della Conte è documentato da anni, non nasce oggi al Viminale"

Roma - In un momento in cui la cronaca politica sembra essersi trasformata in un rotocalco di cronaca rosa, abbiamo incontrato Antonello De Pierro, figura storica del giornalismo d'impegno e leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Lo scopo non è alimentare il chiacchiericcio sul ministro Matteo Piantedosi, tema su cui De Pierro mantiene una linea di rigoroso distacco, ma analizzare la figura di Claudia Conte attraverso gli occhi di chi ne ha sostenuto il talento quando i riflettori del potere nazionale erano ancora lontani. Ripercorrendo l'evento di via Bissolati. in cui fu presentato il libro "Il vino e le rose", e analizzando le piaghe sociali che affliggono l'Italia, De Pierro ci offre una lezione di civismo e coerenza, smontando la narrazione del "favoritismo" a colpi di fatti e memoria storica.
Presidente De Pierro, partiamo dall'attualità. Alcune settimane fa le giornate sono state dominate dalla polemica su Claudia Conte e il ministro Piantedosi. Qual è la Sua prima riflessione a riguardo?
"Guardi, la mia riflessione prescinde dal caso specifico per abbracciare un malessere sistemico. In Italia abbiamo assistito all'ennesima replica di un copione già visto: il 'sexy-gate' come arma di distrazione di massa. È diventato ormai un automatismo: quando non si sa come attaccare un esponente istituzionale sul piano dell'operato, o quando si vuole nascondere l'inefficienza generale, si punta al gossip. È accaduto con Berlusconi, accade oggi. Ma la cosa che più mi amareggia non è tanto la strategia politica, quanto la risposta del cosiddetto 'popolino', che sembra quasi drogato da queste dinamiche scandalistiche."
Lei però Claudia Conte la conosce bene professionalmente. Molti sembrano scoprire oggi le sue doti di comunicatrice...
"Esatto, ed è qui che casca l'asino. Chi parla oggi di 'ascesa fulminea' o di 'favoritismi dell'ultima ora' dimostra una memoria cortissima o una malafede evidente. Io ho sostenuto Claudia Conte anni fa, quando presentò il suo saggio-romanzo 'Il vino e le rose' presso la sede di Banca Generali in via Bissolati. Ero lì in veste di giornalista e presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro proprio perché il nostro movimento ha nel Dna il sostegno a ogni iniziativa culturale e intellettuale che consideriamo meritevole. E Claudia lo era. Esprimemmo un giudizio eccellente su di lei allora e lo confermo oggi."
Ci racconti di quell'evento di via Bissolati. Lei appare in molte foto con lei, con Elisabetta Pellini e Laura Squizzato...
"Fu un evento di altissimo profilo, orchestrato magistralmente da Andrea Petrangeli. C'era il meglio della Roma che pensa. Ricordo bene l'atmosfera: non era una sfilata di vanità, ma un dibattito serio sull'eterna sfida tra il bene e il male, temi centrali nel libro di Claudia. Ricordo le foto con Claudia, una ragazza solare ma di una profondità rara, quelle con l'attrice Elisabetta Pellini e con Laura Squizzato, una delle gemelle Rai che moderava con grande brio. Sullo sfondo si muoveva Saverio Vallone, c'erano magistrati come Roberto D’Alessandro, politici come l’On. Antonio Paris. Se Claudia Conte fosse stata una 'meteora del gossip', non avrebbe avuto quel parterre. C'erano persone come Giuseppe Lepore, Giorgio Meneschincheri, Pascal Schembri... una rete di protezione intellettuale che non si compra con un tweet."
Leggi tutto: Antonello De Pierro a cuore aperto su Claudia Conte e il "vizio" del gossip italianoIl leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro svela i dettagli del nuovo corso impresso al movimento: "Non siamo mai stati una forza locale, ma oggi, con la nomina di un fuoriclasse dell'organizzazione territoriale alla guida delle nostre segreterie locali, colmeremo ogni zona scoperta del Paese per istituzionalizzare definitivamente la nostra politica di prossimità"

Roma – Lo incontriamo a poche ore dall'annuncio che ha ridefinito l'organigramma nazionale del movimento. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro, non nasconde l'entusiasmo. La scrivania è sommersa dalle planimetrie organizzative delle nuove segreterie provinciali in fase di inaugurazione, a testimonianza del fatto che la macchina operativa, sotto la spinta della nuova nomina, si è già messa in moto a pieno regime.
Presidente De Pierro, andiamo subito al punto. Affidare a Danilo Barbuto la carica di responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e dei Circoli è una mossa che ridefinisce gli equilibri interni ed esterni del movimento. Perché proprio lui e perché in questo preciso momento storico?
«Guardi, la politica odierna soffre di un male oscuro: l'evanescenza. I partiti si sono trasformati in comitati elettorali digitali, privi di carne, sangue e, soprattutto, di radicamento reale. L'Italia dei Diritti ha sempre remato in direzione ostinata e contraria rispetto a questa deriva. In quest'ottica, la scelta di Danilo Barbuto non è semplicemente opportunistica, è scientifica. Danilo è l'uomo che ha dimostrato al Paese, partendo dalla trincea dei Meetup di Roma, che la democrazia dal basso non è un'utopia se supportata da un metodo rigoroso, da una logistica impeccabile e da una dedizione totale al territorio. Scegliere lui oggi significa dire all'Italia che la nostra fase di radicamento entra in un'era di maturità geometrica. Non vogliamo solo essere presenti, vogliamo essere capillarmente incidenti».
Parliamo del ruolo specifico: "Coordinamento Territoriale e Circoli". Nella pratica quotidiana, come si tradurrà la regia di Barbuto per i cittadini che già frequentano o frequenteranno l'Italia dei Diritti-De Pierro?
«Significa standardizzare l'eccellenza. Il circolo, per noi, non è un luogo dove ci si riunisce per fare sterile filosofia politica o per spartirsi percentuali di potere che non esistono. Il circolo dell'Italia dei Diritti deve essere un presidio di legalità, un tribunale del popolo a cui il cittadino può rivolgersi quando la burocrazia lo schiaccia, quando l'ospedale non lo cura, quando l'amministrazione locale gira la testa dall'altra parte. Danilo ha il compito di prendere questo modello, che noi applichiamo da anni, e renderlo un protocollo rigido, replicabile e impeccabile in ogni singola sede. Gestirà la formazione dei coordinatori, detterà i tempi della mobilitazione e, soprattutto, applicherà quella disciplina organizzativa che è il suo marchio di fabbrica. Con Barbuto alla guida, chi entra in un nostro circolo troverà una struttura pronta a combattere la sua battaglia dal giorno zero».
Leggi tutto: Con Barbuto i territori diventano l'avanguardia del riscatto civico, intervista esclusiva ad..."Il potere si combatte con le carte, non con i proclami: Magyar ha dimostrato in Ungheria ciò che noi facciamo da anni nei territori italiani". Mentre l'Europa scopre la forza della trasparenza radicale, il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro svela i segreti del suo metodo: "Siamo un tribunale civico permanente. Se l'amministrazione non è virtuosa, il nostro sindacato ispettivo la obbliga alla legalità. La pacchia è finita, ora i cittadini possono governare il proprio destino attraverso la competenza"


Roma - Mentre il panorama politico europeo continua a osservare con stupore il "terremoto" ungherese innescato da Péter Magyar, capace di scardinare il potere con la forza della documentazione, in Italia il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha già codificato da tempo una strategia di controllo istituzionale senza precedenti. Antonello De Pierro, ideatore del metodo omonimo, ha trasformato la cittadinanza attiva in un organo ispettivo permanente. In questa intervista esclusiva, De Pierro sviscera i meccanismi di quella che definisce "amministrazione indiretta" e spiega perché il suo modello, unico nel continente, stia diventando il punto di riferimento per chi vuole riprendersi il proprio territorio senza aspettare i tempi della delega elettorale.
Presidente, partiamo dall’attualità europea. In Ungheria, Péter Magyar ha scosso le fondamenta del sistema Orbán utilizzando la documentazione e una rete di controllo locale. C’è chi parla di Magyar come del "De Pierro ungherese". Lei vede questa similitudine?
"Le analogie sono lampanti e confermano che il vento della storia sta cambiando direzione. Magyar ha capito ciò che io sostengo da anni con l'Italia dei Diritti: il potere opaco non si abbatte solo con i discorsi, ma con le carte. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento per incrinare un regime, il mio metodo è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Entrambi abbiamo capito che la trasparenza radicale è l'unica arma letale contro la gestione clientelare della cosa pubblica. La differenza è che il metodo De Pierro è un protocollo scientifico, molecolare, applicabile a prescindere dal contesto nazionale."
Il Suo progetto punta a coprire ogni provincia e comune italiano con i "consiglieri ombra". Cosa accadrà quando questa rete sarà totale?
"Accadrà che la 'pacchia' finirà per chiunque sieda su una poltrona pensando di non dover rendere conto a nessuno. Una rete totale di cittadini formati e competenti significa che non esisterà più un angolo d’Italia, dal più piccolo comune montano alla grande metropoli, dove un atto amministrativo non virtuoso possa passare inosservato. Diventeremo un organismo di controllo diffuso: una rete neurale della legalità."
Lei parla spesso di "amministrazione indiretta". Può spiegare meglio questo concetto?
"Certo. Tradizionalmente, per incidere devi vincere le elezioni e occupare un seggio. Con il metodo De Pierro, noi 'vinciamo' sempre. Se un'amministrazione è virtuosa, ha il nostro plauso. Se non lo è, viene incalzata tecnicamente con istanze, accessi agli atti e segnalazioni agli enti superiori come prefetture e ministeri. Spesso gli amministratori, per timore del danno d'immagine o di sanzioni, correggono il tiro. In quel momento, noi stiamo amministrando indirettamente a beneficio dei cittadini, pur restando fuori dalle stanze dei bottoni. È la sovranità popolare che si riprende il suo ruolo di controllo."
Leggi tutto: Svolta di Budapest e modello italiano, Antonello De Pierro analizza nuova frontiera di controllo...Il sindaco Claudio Giustini attacca la stampa e le segnalazioni del movimento alla presenza del presidente Antonello De Pierro, impossibilitato a replicare per regolamento. Il noto giornalista d'inchiesta e leader del movimento affida ai canali mediatici una risposta dettagliata e preannuncia un cambio di passo radicale: "Informazione è responsabilità civile. Saremo sentinelle inflessibili a tutela dei cittadini, senza genuflessioni". Sotto la lente anche le affermazioni sul presunto "danno d'immagine" e l'attesa dei verbali ufficiali sull'albo pretorio

Roma - Mercoledì scorso si è tenuto il consiglio comunale d’insediamento a Percile, l’incantevole borgo della Valle dell’Aniene immerso nella cornice naturalistica del Parco dei Monti Lucretili, a seguito delle recenti consultazioni elettorali. La seduta, presieduta dal sindaco neoeletto e riconfermato Claudio Giustini, ha visto l’insediamento ufficiale, tra i banchi dell'opposizione, dei consiglieri eletti per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro: Luca Hammad, già candidato alla carica di primo cittadino, e Barbara Pasquini, risultata la figura più votata in assoluto tra tutti i candidati alla carica di consigliere.
Tuttavia, l'avvio della nuova consiliatura è stato contrassegnato da un episodio che ha creato un clima di tensione istituzionale, suscitando profonda perplessità sul piano del galateo istituzionale e del principio del contraddittorio. Prima ancora di prestare il solenne giuramento di rito, il sindaco Giustini ha ritenuto di dover prendere la parola per rivolgere pubblicamente una serie di contestazioni, incentrate su articoli giornalistici e segnalazioni territoriali apparsi nei mesi precedenti su diverse testate.
Il primo cittadino ha indirizzato la propria intemerata direttamente al presidente del movimento, il noto giornalista d’inchiesta Antonello De Pierro, presente tra il pubblico. Come da consolidata tradizione, infatti, il leader del movimento presenzia personalmente, ove possibile, alla seduta inaugurale delle assise civiche in cui si insediano gli eletti sotto il simbolo dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Sfruttando la cornice di una seduta pubblica e la rigida applicazione del regolamento consiliare, che, com'è noto, inibisce la parola al pubblico presente e ai non componenti dell'assise, il sindaco ha dato vita a un monologo critico privo di qualsivoglia possibilità di replica immediata da parte del destinatario, costringendo quest'ultimo ad affidare ai canali d'informazione la necessaria e puntuale ricostruzione dei fatti.
La disamina delle contestazioni del sindaco, i fatti e le repliche
Il capo dell'amministrazione comunale ha focalizzato il proprio intervento su tre specifici nodi della cronaca locale e dell'attività di sindacato ispettivo svolta sul territorio dal movimento. Questioni che l'Italia dei Diritti-De Pierro rivendica fermamente come espressione della propria identità politica e del diritto di cronaca.
Leggi tutto: A Percile consiglio d’insediamento diventa arena senza contraddittorio, replica Italia dei...
Roma - A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti - De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.
Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?
"Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l'onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele."
Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l'Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l'arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?
"La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c'è Rita Belpasso, che oltre a essere un'astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell'Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l'identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l'arte è il motore del cambiamento sociale."
Parliamo del Suo legame con Adriana Russo. La stampa ha spesso sottolineato la vostra profonda amicizia. Come descriverebbe il vostro rapporto in una serata così importante per lei?
"Adriana è una donna straordinaria, un'attrice di immenso talento ma, soprattutto, un'anima nobile. La nostra amicizia è antica, solida, fatta di stima reciproca e di battaglie condivise. Vederla stasera così emozionata, con quel foulard bordeaux e quel cappello coordinato che richiamano un’eleganza d’altri tempi, mi riempie di orgoglio. Lei porta sulle spalle un’eredità pesante e bellissima: quella di suo padre Mario. In ogni sua parola, in ogni gesto come madrina di questa ottava edizione delle Notti Felliniane, si avverte il desiderio di onorare non solo un genitore, ma un intero modo di intendere il cinema e l’arte. Siamo legati da un filo invisibile ma d'acciaio. Sostenere Adriana in questa mostra, che lei ha voluto con tanta forza per ricordare il legame tra suo padre e Fellini, per me non è un invito, è un dovere del cuore."
Leggi tutto: Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabileIl presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro interviene duramente dopo le elezioni amministrative a Vicovaro: l'affondo contro il consigliere regionale di Forza Italia per la frase sull' "atto sovversivo", la sfida politica ai vertici nazionali di Tajani e l'annuncio di una battaglia legale per i disservizi subiti durante il comizio di chiusura

Roma – All’indomani della proclamazione degli eletti nel comune di Vicovaro, il clima politico è tutt'altro che disteso. Se da un lato il centrodestra festeggia la riconferma di Nello Crielesi, dall'altro Antonello De Pierro, leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro e figura centrale nell’opposizione di controllo territoriale, apre un fronte di scontro istituzionale senza precedenti. In questa intervista esclusiva, De Pierro analizza i rischi democratici insiti nelle recenti dichiarazioni di Marco Colarossi, chiarisce la posizione del suo movimento rispetto alla nuova amministrazione e annuncia le prossime mosse legali per un voto che definisce "falsato" nei fatti.
Presidente De Pierro, partiamo dalle dichiarazioni di Marco Colarossi (FI). Lui parla di “atto sovversivo” riferendosi a quanto accaduto lo scorso anno a Vicovaro. Come risponde?
«Rispondo con lo sconcerto di chi vede le istituzioni calpestate da chi dovrebbe rappresentarle. Marco Colarossi non è l’avventore di un bar che commenta il calcio, è il vicecapogruppo di Forza Italia in Regione Lazio. Definire “sovversivo” l’esercizio di un diritto costituzionale, ovvero il ricorso alla giustizia amministrativa che ha portato alla sentenza del Consiglio di Stato è un’affermazione di una gravità inaudita. È un’offesa frontale allo Stato di Diritto. Mi chiedo: secondo Colarossi, la legalità è un accessorio opzionale che si può ignorare se si hanno i voti? È come dire che una donna che denuncia una violenza o una vittima di scippo compiono atti sovversivi perché osano chiedere l’intervento di un giudice. Colarossi deve scusarsi e dimettersi immediatamente».
Lei ha chiamato in causa direttamente i vertici di Forza Italia e persino Marina Berlusconi. Perché questo salto di livello?
«Perché Colarossi ha parlato come esponente di Forza Italia. Noi vogliamo sapere se la linea del partito, oggi guidato da Antonio Tajani, sia diventata quella di tollerare il calpestamento del diritto a ricorrere contro un atto ritenuto illegittimo. Cosa ne pensa Marina Berlusconi, che del padre eredita non solo il patrimonio ma anche una certa sensibilità per le garanzie democratiche? Tajani deve uscire dal silenzio e prendere le distanze da queste pulsioni di analfabetismo istituzionale. Il nostro movimento, l'Italia dei Diritti, non smetterà di incalzarli finché non avremo un chiarimento. Mi stupisco, inoltre, del silenzio del Movimento 5 Stelle, che lo ha eletto prima del suo transito in Forza Italia, e delle altre forze politiche. Evidentemente siamo rimasti gli unici a presidiare i principi democratici».
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