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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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In Italia Università sempre più costosa, l’analisi di De Sessa

Il viceresponsabile per l’Istruzione dell’Italia dei Diritti: “ Sostenere costi molto elevati per istruirsi significa, nella pratica quotidiana, permettere di studiare ai figli delle famiglie economicamente più solide”

 

Roma -  In Italia non ha vita facile chi decide di iscriversi ad un corso universitario, soprattutto se non si possiede un cospicuo portafogli. Secondo ricerche nazionali, gli studenti degli atenei del Nord pagano il 13% in più rispetto alla media nazionale ed il costo complessivo di un corso universitario varia dalla facoltà scelta, decisione influenzata dalle risorse economiche disponibili.

 

“Non avere soldi per finanziare le università perché dilapidati e/o rubati, e di conseguenza dover gravare sulle spalle dei cittadini per tirare avanti – osserva Cesare De Sessa, viceresponsabile per l’Istruzione dell’Italia dei Diritti -, equivale a ripristinare una logica non di merito, come i politici si affannano a dichiarare a gran voce. Piuttosto significa, nella pratica quotidiana, permettere di studiare ai figli delle famiglie economicamente più solide. In buona sostanza – continua De Sessa -, un ritorno al passato peggiore. Insomma, la differenza, ieri come oggi e purtroppo anche domani, nel nostro Paese (più che in altri) la fa il denaro. Né c’è da meravigliarsi, basta riflettere un attimo sugli scandali che, da destra come da sinistra, vedono quotidianamente i nostri politici alla ribalta, il movente è sempre uno: il denaro”.

 

L’Università pubblica italiana sembrerebbe diventare man mano un’esclusiva per ricchi, rispetto ad alcuni Paesi europei, come la Svezia, che offrono un’istruzione elevata a costo zero: “Il fatto che l’istruzione universitaria, meno qualificata di molte europee, costi parecchio di più è uno dei tanti sintomi dell’Italia, affetta da molti, troppi mali – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Investire sulle nuove generazioni e su un’università economicamente più accessibile è proprio di un Paese che guarda al futuro, perché offre ai giovani delle chance. Se una classe dirigente non riesce dunque ad esprimere altri valori e interessi se non quello dei soldi – conclude De Sessa -, come immaginare che possa pensare ai giovani e al loro futuro in termini diversi da quello che rappresenta la sua sola preoccupazione, il suo unico assillo?”.

 

No all’inceneritore di Parma, l’Italia dei Diritti appoggia il referendum abrogativo

Il viceresponsabile provinciale del movimento: “Come dichiarato dalla commissione ambiente e sanità, sono state prodotte migliaia di studi che dimostrano la nocività di queste industrie”

 

Roma – Nonostante il Comune di Parma abbia bloccato giorni fa i lavori che nel Polo Ambientale Integrato avrebbero dovuto tirar su un inceneritore presso Ugozzolo, i cittadini continuano la protesta affinché il termovalorizzatore non veda luce. E’ stato costituito il “Comitato No Inceneritore” per avanzare la richiesta di un referendum abrogativo contro la costruzione della struttura.

 

“Condivido pienamente l’azione dei cittadini che contestano la costruzione di una struttura altamente pericolosa – dichiara Paolo Leporati, viceresponsabile per la Provincia di Parma dell’Italia dei Diritti -. Come dichiarato dalla Commissione Ambiente e Sanità, sono state prodotte migliaia di studi che dimostrano la nocività di queste industrie”.

 

La sfida che si pone innanzi ai cittadini è di raccogliere cinquemila firme entro 90 giorni, nel caso che la richiesta avanzata al presidente del consiglio comunale abbia esito positivo.

 

“Credo che si riuscirà a raccogliere le firme necessarie – osserva l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Il referendum promosso va a colpire direttamente il presidente della Provincia e la sua giunta, che ha fortemente voluto la costruzione del P.A.I.. Dopo lo scandalo ‘Green Money’ sono stati messi i sigilli anche al cantiere di Ugozzolo, affinché la Procura della Repubblica chiarisca gli interrogativi esistenti. Inoltre – conclude Leporati -, sono venuti in visita per la questione, luminari da Stati Uniti, Norvegia ed altri Paesi e molti medici hanno espresso un’ evidente disapprovazione alla costruzione della struttura. Il comitato e i cittadini contrari all’inceneritore hanno il nostro appoggio”.

 

De Pierro interviene su emergenza rifiuti a Napoli

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Dopo la girandola di promesse mai mantenute da parte del premier ogni indugio è ormai un lusso che non ci si può permettere”

 

 

Roma – Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania e indagato per epidemia colposa, è stato interrogato dal pm Francesco Curcio della sezione reati contro la pubblica amministrazione, al quale ha spiegato la sua versione circa l’emergenza rifiuti a Napoli e l’andamento della crisi negli ultimi nove mesi. Da parte sua, il ministro della Salute Ferruccio Fazio minimizza affermando che, anche se il problema non deve essere sottovalutato, non c’è pericolo di salute e malattie. L’emergenza rifiuti di Napoli continua, però, ad essere motivo di scontro tra la maggioranza, tanto che il leghista Roberto Calderoli ha dichiarato che la Lega Nord approverà il decreto solo se la spazzatura non sarà trasferita al Nord ma nelle regioni limitrofe alla Campania.

 

Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha così commentato: “La situazione emergenziale riferita alla spazzatura a Napoli si trascina ormai da troppo tempo, in un Paese civile ciò non è tollerabile. Dopo la girandola di promesse mai mantenute da parte del premier, che ha voluto lanciare proclami elettoralistici sulla pelle dei napoletani ma che di fatto non hanno sortito nessun tipo di effetto, ogni indugio è ormai un lusso che non ci si può permettere. L’elezione a sindaco di Napoli di Luigi de Magistris ci ha fatto ben sperare, perché non è certo un tipo da promesse ma pragmatico, però in ogni caso, con tutta la buona volontà, non può certo fare miracoli.

Purtroppo, il capoluogo partenopeo è stritolato dalla morsa della criminalità organizzata che ha allestito il suo grande business nel settore dei rifiuti e non vuole certo farsi scappare una torta così ghiotta. Perciò il problema va affrontato su diversi fronti, bisogna dare al neo sindaco tutti i poteri per la risoluzione del problema e varare leggi giuste per contrastare chiunque voglia continuare a speculare sull’immane tragedia che è sotto gli occhi di tutti.

Per quanto riguarda il decreto così discusso in questi giorni – continua De Pierro – voglio semplicemente sorvolare sulle dichiarazioni di Roberto Calderoli, che pur essendo un ministro della Repubblica, non ha il senso dello stato unitario. Voglio sorvolare perché, a parte un certo grado di preoccupazione per gli atteggiamenti a volte pericolosi messi in mostra dai leghisti, onestamente non riesco proprio a recepire alcune dichiarazioni come degne di essere prese in considerazione. Consideriamo la Lega Nord un partito che, nonostante abbia una buona percentuale di sostenitori, spesso con cervelli in vacanza, in un Paese normale non sarebbe certamente presente nell’arco parlamentare.

Quindi, in conclusione, questo decreto va fatto e anche subito, senza dare alcun peso ad esternazioni farneticanti e anti italiane di qualche politicante con vocazioni folkloristiche che si lascia andare a parole in libertà, senza tenere conto che il problema non è una questione solo napoletana ma di tutta l’Italia e quindi va affrontato a livello nazionale per evitare drammatiche conseguenze in vari settori. Anche se a volte potrebbero apparire circoscritte ad un limitato territorio, la loro deflagrazione potrebbe ripercuotersi sul resto del Paese.

Chi non riesce a comprendere un concetto così semplice – conclude il presidente dell’Italia dei Diritti – naturalmente, è affetto da mancanza di buon senso e da miopia politica e se riveste importanti ruoli politico-istituzionali probabilmente non ne è all’altezza”.

 

 

Ritirata norma salva Fininvest, per Tortosa non si pensa al Paese

Il responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti: “Di fronte ad un paese in balia del disastro economico, spero che il governo si renda conto della sua incompetenza e si dimetta”

 

 

Roma – “In merito al fatto che il presidente del Consiglio abbia fatto dietrofront sulla norma salva Fininvest, ideata per sospendere l’esecutività dei risarcimenti che avrebbe evitato all’azienda Berlusconi di versare alla Cir di De Benedetti 750 milioni di euro, inserita nella manovra finanziaria, è palesemente riscontrabile un nuovo agguato alla Giustizia”.

 

Indignazione e disappunto traspaiono dalle parole di Oscar Tortosa, responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, sul declino dell’ultima trovata ad personam del Cavaliere. La norma cosiddetta pro-Fininvest, è stata ritirata con una breve nota dello stesso Berlusconi, che, nonostante la marcia indietro, ha tenuto a ribadire la legittimità del provvedimento, in quanto giusto e doveroso.

 

“Che il premier sia stato costretto a ritirare la norma – osserva l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, testimonia non di certo la sua bontà e correttezza. E’ chiaro agli occhi di tutti gli italiani il principale obiettivo del presidente del Consiglio: tutelare i propri interessi. Di fronte ad un Paese in balìa del disastro economico, ad un tasso di disoccupazione impressionante, ad una Finanziaria che la fa pagare a pensionati e dipendenti statali, spero che il governo si renda conto della sua incompetenza e si dimetta. Io non so cosa sia giusto o meno – conclude Tortosa -, ma di certo vedere un capo di governo che pensa ad elaborare leggi ad personam, poiché preso esclusivamente dai suoi problemi, non ci fa dormire sonni tranquilli”.   

 

 

Roma città più povera d’Italia, l’analisi della Nieddu

La viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Lo Stato è sempre meno uno Stato sociale, ne è comprova l’ultima finanziaria approvata, che prevede profonde penalizzazioni per le politiche sociali”

 

 

Roma -  La Comunità di Sant’Egidio parla chiaro: Roma e Lazio sono teatro di una povertà profonda e dilagante. Nella sola Capitale, centomila persone vivono sotto la soglia di povertà ed il tasso di disoccupazione è superiore alla media nazionale.

 

 

“I problemi riscontrabili nel rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio elaborato dalla Comunità di Sant’Egidio – osserva Anna Nieddu, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti -, che lavora capillarmente sul territorio ed alla quale va, quindi, la massima credibilità, non sono solamente regionali bensì investono l’intero paese. Roma, essendo una grande città e sostanzialmente di passaggio anche per molti immigrati, presenta una criticità maggiore”.

 

I dati recentemente diffusi, rivelano la città eterna prima nella lista nera degli sfratti. Ogni giorno, sono ventotto i nuclei familiari sfrattati per morosità nel pagamento degli affitti.

 

“Mentre una piccola parte della popolazione gode di innumerevoli privilegi, la maggior parte dei cittadini è in difficoltà – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Lo Stato è sempre meno uno Stato sociale, ne è comprova l’ultima finanziaria approvata, che prevede profonde penalizzazioni per le politiche sociali. Inoltre, le piccole e medie imprese devono fare i conti con il fenomeno della delocalizzazione, che fa aumentare proporzionalmente la disoccupazione. D’altra parte occorre sottolineare l’enorme sforzo compiuto dall’assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma, che cerca di far funzionare le cose anche senza denaro. E’ la grande solidarietà sociale – precisa la Nieddu -, che garantisce ancora quel poco di assistenza. La straordinaria capacità di persone che si prestano a lavorare come volontari, apportando un grande contributo umano, non può colmare l’enorme carenza di risorse finanziarie”.

  

 

 

 

La Camorra assume disoccupati, l’analisi della Palmentieri

La viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti: “La malavita fa da ‘anti-Stato’ laddove i cittadini sono abbandonati a se stessi, privi di speranze, di una vita lavorativa onesta che consenta loro di garantirsi la sopravvivenza”

 

 

Roma – Nel rione “Piano Napoli” di Boscoreale i carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito 34 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un importante snodo di spaccio, macchina della droga che fruttava alla malavita circa 25 mila euro di fatturato giornaliero.

 

“Il mio plauso va alla magistratura e alle forze dell'ordine – sottolinea Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti - per l'abnegazione con la quale lavorano al fine di svuotare goccia a goccia il mare della Camorra. Purtroppo non posso che riscontrare di nuovo come la malavita faccia da ‘anti-Stato’ laddove i cittadini sono abbandonati a se stessi, privi di speranze, di una vita lavorativa onesta che consenta loro di garantirsi la sopravvivenza. Più il governo continuerà a credere di potersi rivalere sul Welfare per le proprie mancanze organizzative e più le mafie di tutti i tipi troveranno disperazione e persone disposte ad affidarsi a simili alternative pur di riuscire a guadagnare il pane”.

 

Francesco Casillo, che figura tra gli arrestati, è ritenuto il capo dell’organizzazione. Secondo le indagini, l’organizzazione reclutava giovani disoccupati e sembrerebbe che alcune madri si rivolgessero alla cosca per far assumere i propri figli, altrimenti senza occupazione.

 

“Per l'ennesima volta – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, sbattiamo la testa sulle conseguenze del proibizionismo bacchettone ed ottuso che alimenta le reti del malaffare. Regolamentare alcune droghe non significa condannare a morte dei giovani, tutt'altro, vuol dire tagliare ingenti risorse finanziarie alle organizzazioni criminali e monitorare che proprio i fruitori di droghe non si facciano del male. Invito a riflettere di nuovo su questa decennale questione – conclude la Palmentieri - che potrebbe già essere risolta da tempo”.

 

 

Rischio censura web da parte dell’AGcom, lo sdegno di Fantauzzi

Il responsabile per l’Informazione dell’Italia dei Diritti: “La legge attesa per il 6 luglio porterà a pesanti limitazioni e controlli sulla rete”

Roma – Il prossimo 6 luglio l’AGcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) approverà la delibera 668/2010 contenente la disposizione “Sistema di cancellazione per i siti sospettati di violare il diritto d’autore”, ma che di fatto minaccia la libertà di espressione in rete. Il Garante dopo un procedimento sommario potrebbe ordinare, infatti, al gestore del sito la cancellazione del contenuto che viola il copyright entro cinque giorni dalla sua pubblicazione su siti pubblici, blog, portali, pagine private senza alcuna distinzione. Addirittura potrebbe ordinare la chiusura di siti o la rimozione di contenuti innocenti con abusi del sistema. La denuncia arriva dai promotori dell’iniziativa Sitononraggiungibile, che si stanno mobilitando per una petizione rivolta ai parlamentari italiani per evitare la censura sul web.

 

Brunetto Fantauzzi, responsabile per l’Informazione dell’Italia dei Diritti, ha commentato: “Ritenere assurde le decisioni dell’AGcom e il provvedimento che sta per emettere sul diritto d’autore è puro eufemismo, per non parlare di decisione liberticida.

La legge attesa per il 6 luglio ci vede impegnati come movimento in prima persona per la tutela della libertà di espressione, perché porterà a pesanti limitazioni e controlli sulla rete, tanto da penalizzare gli utenti del servizio.

Il fatto che l’AGcom tende ad avocare il potere di emanare a tutela dell’interesse del diritto d’autore provvedimenti inibitori – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – senza alcuna contrapposizione e dibattito, comporta l’irraggiungibilità dell’ente sanzionatore. Per di più la delibera colpirebbe soprattutto e solo siti internet italiani. Infine, è contrastante il parere giuridico degli esperti di diritto internazionale e la nostra posizione è nettamente negativa”.

Braccianti romene obbligate a sesso in cambio di lavoro, dura la Lusi

La viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “Queste nuove forme di ‘schiavitù moderna’ vanno debellate con il massimo del rigore e della tempestività”

 

Roma – Diciassette persone sono state arrestate nel Tarantino, con l’accusa di coinvolgimento in un’organizzazione che, secondo le indagini, avrebbe avviato alla prostituzione un centinaio di braccianti romene, sfruttate nei campi come manodopera clandestina. Dovranno pertanto rispondere dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione del reato continuato di estorsione aggravata, sfruttamento e favoreggiamento dell'attività di prostituzione ed esercizio non autorizzato di attività di somministrazione di lavoro.

 

 

“Queste nuove forme di ‘schiavitù moderna’ – osserva Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti - vanno debellate con il massimo del rigore e della tempestività attraverso controlli serrati sul territorio che devono coinvolgere le forze dell'ordine non solo italiane, ma di tutta Europa”.

 

Il bisogno di lavorare per guadagnare qualche soldo a fine mese, avrebbe costretto le donne ad accettare qualsiasi condizione imposta dai datori di lavoro: turni prolungati, misere retribuzioni ed anche prestazioni sessuali in cambio dell’assunzione.

 

“L'ennesima squallida storia di sfruttamento per ottenere lavoro in cambio di prestazioni sessuali – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che purtroppo è tristemente nota anche a noi italiani, sebbene si sia verificata in circostanze differenti. L'attenzione deve essere massima soprattutto riguardo al contesto umano e sociale in cui le lavoratrici straniere si trovano a vivere nel nostro Paese, che deve essere esempio di accoglienza e solidarietà”.

 

Guerriglia in Val di Susa per inizio lavori Tav, il commento di Tortosa

Il responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti: “Se cittadini che manifestano pacificamente vengono aggrediti dalle forze dell’ordine la responsabilità è del Governo che non è stato in grado di trovare soluzioni al problema”

Roma – Tensioni in Val di Susa dove le forze dell’ordine sono dovute intervenire contro i manifestanti per permettere l’avvio dei lavori nel cantiere per la Torino-Lione nell’area della Maddalena di Chiomonte. Centinaia di persone, chiamate a raccolta si sono opposte a duemila uomini in divisa schierati sui tre fronti dell’area del cantiere presidiata dai “No Tav”. Un’ottantina i feriti suddivisi in parti uguali tra forze dell’ordine e dimostranti. In mattinata sono arrivati sul posto i mezzi pesanti e le ruspe per rimuovere le barricate e la polizia è avanzata contro i manifestanti lanciando i lacrimogeni. Dopo ore di tensione con i “No Tav” le forze dell’ordine hanno aperto un varco dall’autostrada A32 e consegnato l’area alle ditte appaltatrici, che hanno potuto iniziare i lavori per la realizzazione del tunnel geognostico.

La protesta ha raggiunto anche le città di Torino, dove si sono verificati anche scioperi, e Roma, dove è stato organizzato un sit-in in solidarietà agli attivisti “No Tav” coinvolti negli scontri.  

 

Oscar Tortosa, responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato in merito all’accaduto: “Il problema esploso riguardante la Tav ha sorpreso per un aspetto, ovvero per come non si sia riusciti ad evitare questo intervento delle forze dell’ordine. Ci domandiamo anche il perché, dopo tanto tempo, non si siano create le condizioni di confronto con le parti e i Comuni interessati come si vorrebbe in democrazia.

Rimane difficile pensare – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che, al punto in cui siamo, non si riesca a procedere e a fare questi lavori, anche se probabilmente ciò avrà conseguenze sull’ambiente. Se cittadini che manifestano pacificamente vengono aggrediti dalle forze dell’ordine la responsabilità non è la loro, in quanto eseguono solo ordini, ma del Governo che non è stato in grado di trovare soluzioni al problema.

Il vero aspetto da considerare – conclude Tortosa – è l’impatto ambientale, in quanto i lavori per la Tav devasteranno questa valle e chi vive lì non vorrebbe vederla violata.

Auguriamoci che non sia vero il fatto che la costruzione della Torino-Lione sia solo una grande spesa”.

I romani chiedono dimissioni Vendetti, la Aprile si unisce all’appello

La responsabile per il Municipio VIII dell’Italia dei Diritti: “Il  presidente della Commissione di Sicurezza è portatore di un atteggiamento inammissibile, sia come cittadino che come rappresentante politico”

 

 

Roma –  Lo scorso 28 giugno, nei pressi del Gay Village, Roma è stata teatro dell’ennesima aggressione omofoba, fortunatamente i due giovani sono riusciti a fuggire da circa dieci uomini armati di bastoni. In merito, hanno suscitato scalpore le parole del presidente della Commissione di Sicurezza del Municipio VIII, Fernando Vendetti, che, definendosi uomo di destra, ha espresso, attraverso un social network, il proprio rammarico sul mancato il pestaggio.

 

“Come giustificare una simile dichiarazione – osserva Antonella Aprile, responsabile per il Municipio VIII dell’Italia dei Diritti -. Come rappresentante di un movimento nazionale, mi associo alla richiesta di dimissioni immediate di Vendetti, portatore di un atteggiamento inammissibile, sia come cittadino sia come rappresentante politico”.

 

Dal municipio “Le Torri”, all’intero quartiere di Tor Bella Monaca, divampa la protesta che chiede le dimissioni di Fernando Vendetti.

“Una Commissione di Sicurezza deve infondere giustizia e garantire in maniera coerente la tranquillità ai cittadini - conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro- . Con simili affermazioni si alimentano la violenza e l’intolleranza, calpestando la nostra Costituzione”.

 

 

Pensionati a meno di mille euro al mese, D’Angelo commenta

 

Il vice responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti: “E’ la carenza degli interventi nel settore che permette un’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli”

 

 

Roma – Dall’ultima indagine svolta dall’Istat sui trattamenti pensionistici e beneficiari del 2009, è emerso che il 46.5%, ovvero quasi la metà dei cittadini italiani in quiescenza ha un reddito da pensione al di sotto dei mille euro al mese. Sempre nel 2009 si è verificata un’incidenza record per la spesa pensionistica sul Pil, in quanto vi ha pesato del 16,68%, rispetto al 15,38% del 2008, a causa della crisi economica.

 

Aniello D’Angelo, vice responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, ha così commentato: “Ciò che preoccupa maggiormente è il dato del 14,7% dei pensionati che vivono con meno di cinquecento euro mensili. Si pensi a quanti non possiedono una casa di proprietà e quindi alle enormi difficoltà per andare avanti. E’ la carenza delle politiche sociali – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che permette un’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli, mentre la popolazione invecchia sempre più e si impoverisce rasentando lo stato di miseria più puro. Oramai la politica del sorriso è fallita e la cruda realtà dice altro”.  

 

 

 

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