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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Antonello De Pierro candidato ad Ardea

Il presidente dell’Italia dei Diritti è in corsa simbolicamente nella lista civica “Incontro Democratico” per testimoniare il sostegno del movimento alla necessaria spinta di rinnovamento propugnata in termini di legalità e trasparenza per la cittadina pontina

 

 

Roma – Come già noto, le prossime elezioni amministrative, che si terranno i prossimi 6 e 7 maggio, vedranno la partecipazione del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista Antonello De Pierro.

In quasi tutti i comuni chiamati al voto infatti, pur non presentando liste autonome come più volte ribadito, salvo eccezioni, saranno presenti in liste ospitanti numerosi rappresentanti dell’organizzazione per i diritti dei cittadini, come per esempio nei capoluoghi di provincia La Spezia e Isernia, dove correranno per la carica di consigliere rispettivamente Maurizio Ferraioli, responsabile ligure, e Vincenzo Di Carlo.

Per il Comune di Ardea, cittadina della provincia sud di Roma, l’Italia dei Diritti sarà rappresentata proprio dal suo presidente De Pierro, candidato nella lista civica “Incontro Democratico” a sostegno della candidata a sindaco Cristina Capraro. E’ una candidatura simbolica quella del leader del movimento, per testimoniare la vicinanza al progetto di rinnovamento propugnato dalla lista nella quale ha scelto di essere inserito.

De Pierro, che in questi giorni è in giro per l’Italia a sostenere i vari candidati dell’Idd, ha spiegato così la sua presenza nel centro pontino: “Ardea sta vivendo ormai una situazione ai limiti della tollerabilità, con un’emergenza sicurezza e legalità che non può più aspettare e reclama l’urgenza di un’inversione di rotta in termini di rinnovamento del tessuto amministrativo, che attualmente, alla luce dei fatti, è apoditticamente incapace per far fronte a tale indifferibile esigenza. Chi non sa amministrare deve andare a casa e passare il testimone, se vuole realmente il bene della collettività, anche se ciò purtroppo resta aggrappato ad una mera illusione chimerica. L’immobilismo politico degli ultimi anni ha portato ad una condizione di estremo e devastante degrado del contesto socio – culturale del territorio, che appare ormai sfibrato nei suoi fermenti creativi e innovativi, affogando in un inesorabile appiattimento. L’illegalità e i conflitti di interessi dilagano senza freni e remore, l’impasse in termini occupazionali, infrastrutturali, sociali è disarmante, e solo un intervento immediato e deciso potrebbe portare ad arginare una deriva apocalittica. Il futuro di Ardea è ora nelle mani degli elettori, che dovranno scegliere se restare avvinghiati e stritolati nelle spire delle politiche clientelari e degli interessi di pochi eletti, oppure affidare il controllo del territorio a persone capaci e con l’unico interesse di salvaguardare le esigenze della collettività. L’Italia dei Diritti ha sempre dimostrato di schierarsi dalla parte dei cittadini contro le logiche partitiche della Casta e contro le lobby. Siamo pronti a farlo anche qui. Se i cittadini ci daranno fiducia ci saranno tempi duri ad attendere chi è allergico al rispetto delle regole, che dovrà fare i conti con noi”.

 

 

De Pierro, su scandalo vigili urbani da Alemanno solo lacrime di coccodrillo

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. Peccato che la proposta l’avevamo lanciata noi  quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che la condivideva. Ma perché poi non ha dato seguito a quanto aveva detto di approvare?”

 

 

Roma – “Quelle di Alemanno sono lacrime di coccodrillo. Non serve piangere sul latte versato. L’unica cosa certa è che se avesse provveduto a dare seguito a quanto da noi chiesto da quattro anni, ora, probabilmente non saremmo qui a parlare della corruzione nel corpo della Polizia Roma Capitale”.

E’ quanto dichiarato da Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, in risposta alle ultime dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo l’arresto di due vigili urbani e un geometra, nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di tangenti nell’ambito del corpo, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, sotto la direzione dei pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi.

Il leader del movimento ha poi proseguito: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. L’idea l’avevamo lanciata quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che condivideva la nostra proposta, pur essendosi sempre sottratto a un incontro diretto con i nostri rappresentanti. Purtroppo sono passati già due anni e solo ora Alemanno sembra accorgersi realmente di questa sacrosanta priorità. La nostra impressione è che la sua condivisione sia stata un atto di circostanza per indorarci la pillola e tenerci buoni per un po’. Anche ora dubitiamo seriamente del fatto che il Campidoglio proceda con azioni tangibili in merito e che di fatto ci si trovi di fronte a proclami per attenuare l’impatto della vicenda sull’opinione pubblica, chiamata a esprimersi elettoralmente tra circa un anno. Se la lotta alla corruzione per alcuni è solo propaganda per noi è una cosa molto seria da cui non si può prescindere. Tra l’altro Alemanno minimizza l’accaduto, quasi a volerlo far passare come un caso isolato. Purtroppo, pur concedendo il beneficio della presunzione di innocenza ai vigili coinvolti, in base alle nostre acquisizioni informative il fenomeno è più diffuso di quanto si cerchi di farlo apparire, e le mele marce possono contare su una fitta rete di coperture e complicità istituzionali, che producono un atteggiamento manifestamente tronfio e trasudante un fastidioso senso di impunità. Per noi era solo una questione di tempo, prima o poi qualcosa sarebbe emerso e il caso sarebbe scoppiato, ce lo aspettavamo. Auspichiamo che altri episodi, della cui esistenza, prove alla mano, siamo certi, vengano alla luce. Sono personalmente sempre disponibile a essere sentito dagli organi inquirenti su vari atti illeciti da parte di dipendenti del comparto lavorativo de quo e sui molti esposti rimasti incredibilmente inevasi negli anni”.

Alemanno ha ribadito il fatto di non infangare e criminalizzare l’intero corpo formato da circa 6500 agenti.

“Questo è l’unico punto su cui concordiamo col sindaco – ha risposto De Pierro - , infatti abbiamo sempre ripetuto che i trasferimenti intermunicipali da noi proposti mirano, oltre che ad assicurare la trasparenza e l’imparzialità nell’espletamento delle funzioni d’istituto, garanzia costituzionalmente codificata dall’art. 97 della legge fondamentale dello Stato, altresì a salvaguardare l’immagine e l’onorabilità di coloro i quali, la maggioranza, svolgono il loro dovere con abnegazione e irreprensibilità”.

Il leader dell’Italia dei Diritti ha poi concluso: “Dopo aver atteso inutilmente per quattro anni, non crediamo che il primo cittadino capitolino ponga in essere proprio ora quanto sembra aver recepito, anche se si è guardato bene dal citare la paternità riconducibile all’Italia dei Diritti di tale proposta,.ma questo poco importa se procede in tal senso. Il problema è che purtroppo riteniamo che Alemanno e la sua giunta, che finora hanno amministrato malissimo la Capitale, non siano in grado di avanzare verso una soluzione definitiva operando le auspicate rotazioni, quanto mai necessarie per evitare che altri scandali si abbattano sulla città. In tal senso abbiamo le idee chiare e presenteremo un rappresentante del nostro movimento alle eventuali primarie del centrosinistra per decretare il candidato sindaco per Roma Capitale. La gente è con noi e, in tal caso, di una cosa siamo sicuri fin d’ora: le rotazioni intermunicipali degli appartenenti alla Polizia Roma Capitale e dei dipendenti degli uffici tecnici territoriali avverranno in men che non si dica e le tentazioni corruttive verranno notevolmente arginate, restituendo a quei cittadini vessati da vere e proprie estorsioni istituzionali la possibilità di riacquistare la propria legittima serenità e assicurando grande attenzione rispetto alle segnalazioni, cosa che ora spesso resta un miraggio”.

 

Ministro Galan impugna Piano Casa Regione Lazio, Soldà commenta

Il vice presidente dell’Italia dei Diritti: “Il dissesto idrogeologico che la legge avrebbe provocato è paragonabile all’attuale situazione in cui versa la maggioranza”

 

 

Roma – Terremoto nella maggioranza a causa del Piano Casa per il Lazio presentato dalla giunta regionale di Renata Polverini. Il progetto è stato, infatti, impugnato presso la Corte Costituzionale dai ministri Giancarlo Galan (Beni Culturali) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente) con il benestare del Consiglio dei ministri. Eclatante la presentazione delle dimissioni in blocco dei dieci assessori Pdl della giunta Polverini. La governatrice non ha accettato tali dimissioni e si è rivolta direttamente al Premier.

 

Roberto Soldà, vice presidente dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la vicenda: “E’ un piano, questo, che è riuscito a dividere il centro-destra e gli elettori sono spettatori di tutto ciò. La giunta regionale aveva presentato con orgoglio il Piano Casa per il Lazio, ma è risultato non idoneo in quanto dannoso sia per l’ambiente sia per i cittadini. In esso non si tiene conto del territorio e si rischia di costruire strade, edifici e strutture che potrebbero andar giù, come è successo in Liguria e in Toscana, al verificarsi di eventi ambientali, come piogge molto forti, che causano smottamenti nel terreno. Il dissesto idrogeologico del territorio – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – è paragonabile all’attuale situazione in cui versa questa maggioranza.

In ogni caso, rimaniamo in attesa della pronuncia, in merito, della Corte Costituzionale.

Dopo scandalo vigili a Roma De Pierro ritorna su rotazioni intermunicipali triennali

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Se il sindaco Alemanno avesse dato seguito a quanto aveva dichiarato di aver recepito e condiviso, probabilmente le cronache ci avrebbero risparmiato l’ennesimo scandalo corruttivo

 

 

Roma – Esplode a Roma lo scandalo tangenti nel Corpo della Polizia Roma Capitale. Dopo numerose denunce presentate da alcuni imprenditori, in particolar modo da Silvio e Paolo Bernabei, noti commercianti trasteverini attivi nel campo enologico, è scattata un’inchiesta divisa in più filoni, a seguito della quale sono finiti sul registro degli indagati numerosi vigili per aver preteso mazzette. Sembrerebbe che la storia di pretese pecuniarie di tipo estorsivo da parte degli agenti si sia trascinata per molti anni con vessazioni che avrebbero turbato pesantemente la serenità lavorativa degli esercenti in questione penalizzandone i profitti.

 

Sulla vicenda, una volta delineatisi meglio i contorni, all’inizio apparsi un po’ confusi, soprattutto con le ultime notizie che parlano dell’arresto di due dei vigili indagati e di un geometra, si è pronunciato Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, da sempre in prima linea nel combattere la corruzione dilagante in alcuni settori del corpo ad opera di cellule deviate, contro la quale propone da tempo immemore una rotazione intermunicipale degli agenti e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali ogni tre anni. La battaglia di De Pierro è culminata in numerose azioni estreme di protesta consistenti in incatenamenti e scioperi della fame.

 

Dopo aver incassato il parere favorevole proprio del comandante Angelo Giuliani, per bocca del vicecomandante Diego Porta, con cui il leader dell’Italia dei Diritti aveva avuto un incontro, la questione si è trascinata per lungo tempo in attesa della decisione del sindaco Gianni Alemanno, che alla fine, dopo che lo stesso De Pierro aveva più volte dichiarato che l’avrebbe considerato politicamente responsabile di qualsiasi comportamento illecito accertato da parte delle figure professionali in questione, ha capitolato dichiarandosi favorevole alla proposta. Ma alle promesse non sono seguiti fatti concreti e dopo circa due anni da quella affermazione, a parte qualche normale avvicendamento fisiologico, non sembra si sia mosso nulla in tal senso.

 

Il numero uno del movimento non usa mezzi termini e si rivolge direttamente al primo cittadino capitolino: “Tenendo conto del beneficio afferente alla presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, baluardo fondamentale della nostra civiltà giuridica, nella congiuntura specifica di quest’ultima vicenda, di fatto la corruzione nel settore in questione ha raggiunto livelli spaventosi, perfettamente in linea col degrado etico-morale generale delle istituzioni del nostro paese. Purtroppo, nostro malgrado, non è possibile negare che, se il sindaco Gianni Alemanno avesse dato seguito a quanto aveva dichiarato di aver recepito e condiviso, anche se con imperdonabile ritardo e solo dopo le nostre ripetute proteste, probabilmente le cronache ci avrebbero risparmiato l’ennesimo scandalo corruttivo. Ci auguriamo che ora proceda nel verso da noi indicato, cosa che dovrebbe essere naturale per chi ha a cuore la trasparenza e la legalità nella nell’apparato istituzionale, altrimenti non avrà più scusanti”.

 

De Pierro, che è a conoscenza di elementi probatori schiaccianti, raccolti nel tempo, ha poi aggiunto: “La misura è ormai colma, soprattutto nel campo dell’edilizia e in quello degli esercizi commerciali. Bisogna intervenire con urgenza tramite misure straordinarie. Abbiamo ormai poca fiducia nell’efficacia dell’azione di Alemanno e siamo pronti a scendere in campo direttamente alle prossime amministrative con un nostro candidato sindaco, ma purtroppo c’è ancora molto tempo e il ripristino della legalità non può attendere. Ho parlato personalmente con alcuni esercenti che lamentano una vera e propria estorsione istituzionale da parte di alcuni appartenenti alla Polizia Roma Capitale, in perfetto stile mafioso. Ciò è profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini e della maggior parte dei dipendenti del corpo, che al contrario svolgono il loro lavoro con abnegazione e nel rispetto della legalità. Bisogna isolare le mele marce e assicurarle alla giustizia.

 

Poi il leader dell’Italia dei Diritti si sofferma sul settore dell’edilizia, in particolar modo sul XIII Municipio che comprende il territorio di Ostia e dintorni: “Sul litorale avevo da tempo denunciato la presenza di una cricca ben organizzata, con un’azione delinquenziale assai collaudata. Purtroppo le conseguenze di tali comportamenti sono devastanti. Problemi che potrebbero risolversi in breve tempo con un intervento efficace da parte degli organi accertatori, Vigili Urbani e Ufficio Tecnico, a seguito delle collusioni e delle deviazioni illecite di alcuni componenti di questi uffici, finiscono col trascinarsi per anni, con grave disagio morale ed economico per i soggetti colpiti ingiustamente, e per la giurisdizione che si trova nelle condizioni di venir gravata da oneri di lavoro aggiuntivi, che vanno a intasare la già debordante mole di controversie da evadere. E’una triste realtà fatta di omissioni, ritorsioni, denunce penali per reati inventati, sentenze quantomeno discutibili, il tutto per fiaccare e indurre quei pochi cittadini che hanno il coraggio e soprattutto la forza economica per difendersi, a desistere e lasciare campo libero alle scorribande di questi personaggi. E chi prova a denunciare lo stato di cose come il sottoscritto e il nostro movimento, si ritrova a subire atti intimidatori di ogni genere, tentati investimenti, aggressioni da parte di noti esponenti della malavita locale, ecc. Ciò nonostante la nostra lotta continua e non ci saranno intimidazioni che fermeranno la  nostra voglia di giustizia, a tutela delle persone che purtroppo subiscono ingiustamente tali atti criminali. Sono disponibile a rendere la mia testimonianza ai pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi e ai carabinieri di via In Selci, che stanno svolgendo il loro dovere con grande abnegazione, a dispetto di tanti esposti che spesso restano incredibilmente inevasi, nonché a qualsiasi altro organo inquirente che la ritenga opportuna.

 

Poi De Pierro passa a raccontare una circostanza che forse può contribuire a fotografare la situazione reale: “Siamo in possesso della lettera scritta circa 5 anni or sono da una cittadina stremata, dirigente statale in pensione, dove avanza esplicite accuse parlando di ‘angherie per aver denunciato e contrastato evidenti abusi edilizi perpetrati ai miei danni’. La missiva è indirizzata all’allora presidente del XIII Municipio Paolo Orneli, e per conoscenza all’allora sindaco di Roma Walter Veltroni e ai capigruppo dei partiti del XIII Municipio. Ancorché la stessa contenga accuse ben precise, con addirittura nomi e cognomi di persone che sarebbero coinvolte nel mistificare la realtà di evidenti illeciti, ad oggi, a quanto è dato sapere, non pare sia stato fatto nulla rispetto alla denuncia se non l’opposizione di una inammissibile indifferenza, fatta eccezione per l’allora capogruppo dell’Udc Francesco Nelli che sembra abbia fatto pervenire il documento ai vertici della Polizia Municipale del XIII Gruppo, dove si sarebbe incredibilmente arenata senza avere seguito. Eppure la signora, riferendosi a soggetti nominativi ben individuati, dice che ‘le istituzioni nelle quali ho creduto e nelle quali vorrei continuare a credere, anziché bloccare l’abuso lo hanno appoggiato e coperto’, ‘l’Ufficio Edilizia del XIII gruppo vigili urbani, al quale mi sono rivolta più volte ricevendo risposte ambigue fino a verbalizzare a firma di (omissis) e (omissis) che tutto era conforme alla D.I.A, continuando che “quando è stata presentata la D.I.A. i lavori erano abbondantemente avanzati, ma nessuno si è accorto e, comunque, i lavori non sono conformi alla D.I.A’ e ancora che “l’Ufficio Tecnico, a firma dell’ingegnere (omissis) ha confermato che tutto era conforme alla D.I.A., anche se gli abusi erano e sono evidenti’. Poi, palesando la chiara sensazione di sentirsi presa in giro, dichiara che ‘conservo foto e articolo della conferenza stampa che il Comandante Moretti ha tenuto insieme alla S.V. durante la quale ha espresso la sua soddisfazione per i risultati ottenuti nella lotta all’abusivismo’. Quindi incalza con ‘tutti sapevano e hanno taciuto, anzi i vigili sono venuti incessantemente a casa mia per motivi rivelatisi sempre inconsistenti’, ‘le loro visite tendevano a scoraggiarci dall’adire le vie legali’. Poi addirittura tira in ballo un assessore asserendo che ‘dopo il tentativo non andato a buon fine di un assessore del Municipio XIII di farci desistere proponendoci che i sigg. (omissis) avrebbero pagato le spese da noi sostenute per l’avvocato, ci sono piovute addosso querele di ogni genere’. Poi, dopo aver raccontato altri particolari assurdi conclude con ‘ho fiducia in un suo tempestivo intervento, non mi deluda!’. Purtroppo, a quanto è dato sapere l’intervento non c’è mai stato e la signora è rimasta delusa”.

 

De Pierro chiude con una considerazione e un appello: “Un episodio del genere, in un paese normale, si sarebbe concluso con un’inchiesta e con delle pene severe, oppure con una denuncia e con una esemplare azione giudiziaria conseguente a carico della signora, ma, a quanto pare non è successo nulla di tutto questo. Probabilmente la signora aveva ragione. Invitiamo tutti i cittadini che abbiano subito soprusi del genere e che si siano imbattuti successivamente nel muro di gomma delle istituzioni colluse o quantomeno distratte, a comunicarci la loro vicenda. E’ tutti insieme che abbiamo il dovere di debellare l’odioso fenomeno della corruzione, contro cui in effetti ci sono gli strumenti giuridici per difendersi, ma che spesso purtroppo si vanno a infrangere contro l’indifferenza di chi dovrebbe procedere ma non comprende o non vuole comprendere”.

Il 60% degli italiani preoccupati per frodi alimentari, De Pace commenta

Il responsabile per le Politiche Agricole dell’Italia dei Diritti: “Stiamo subendo una vera e propria aggressione da parte di Paesi spregiudicati nel campo della produzione alimentare”

 

 

 

Roma – In occasione dell’ottava edizione del rapporto sulla sicurezza alimentare “Italia a Tavola 2011”, redatto da Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino, gli esperti di Coldiretti hanno affermato che dalla loro indagine è emerso che il 60% degli italiani dichiarano di essere più preoccupati delle frodi alimentari, in quanto dannose per la salute, che di quelle finanziarie. Nonostante il lavoro delle forze dell’ordine molti prodotti contraffatti continuano a finire sulle tavole provocando danni economici, per i coltivatori, e per la salute dei cittadini.

 

Daniele De Pace, responsabile per le Politiche Agricole dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato: “Il risultato dell'indagine Coldiretti/Eurispes, dimostra che l'italiano è un consumatore alimentare molto attento, riuscendo a fotografare con i dati ciò che è sotto gli occhi di tutti: stiamo subendo una vera e propria aggressione da parte di Paesi spregiudicati nel campo della produzione alimentare. L'Italia infatti, paese di grandissima tradizione nel settore, presenta eccellenze che fanno gola a chi, per mezzo della contraffazione o della produzione di prodotti con nomi simili, specula mettendo in ginocchio le nostre sane ed oneste aziende che, soprattutto in un periodo finanziario come quello attuale, non riescono a competere nei prezzi con chi, pur di vendere, sarebbe pronto ad offrire olio lampante per olio extravergine alimentare.

Penso che – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –  la cifra di 2 miliardi di euro di danni che paghiamo noi consumatori tutti e le aziende italiane, sia sottostimata dal tanto sommerso e che il piano di rilancio economico di questo Paese dovrebbe ripartire anche da qui. Il Governo dovrebbe farsi latore in sede europea di politiche che tutelino allevatori, aziende e produttori italiani”.

 

 

 

 

Piena solidarietà di De Pierro a Barbato su vicenda riprese nascoste alla Camera

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “E’ incredibile e vergognoso che la Casta, invece di preoccuparsi di quanto è emerso da tali registrazioni, che getta una montagna di discredito sull’istituzione in questione, e condannare il tutto, riversa la sua attenzione e il suo livore su chi ha il merito di aver divulgato tali scellerati comportamenti”

 

Roma - Non si è fatta attendere la veemente reazione di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, a seguito di quanto è accaduto presso la Camera dei Deputati nei giorni scorsi, dopo che, durante il programma televisivo “Gli intoccabili”, andato in onda su La7, sono stati trasmessi dei filmati girati di nascosto a Montecitorio dal deputato Francesco Barbato, dove alcuni suoi colleghi sono stati colti in situazioni altamente imbarazzanti che hanno fatto indignare l’opinione pubblica e hanno rivelato incredibili retroscena sull’ormai nota compravendita di voti, su altre congiunture gravissime e sugli incredibili privilegi che la Casta continua a mantenere, nonostante la crisi dilagante e asfissiante che attanaglia l’Italia. Moltissimi parlamentari si sono scagliati contro di lui, reo di aver violato il regolamento interno che vieta di scattare foto o fare riprese all’interno dell’aula, invocando ogni sorta di sanzioni e addirittura una denuncia per violazione dell’articolo 15 della Carta costituzionale.

“Siamo orgogliosi di avere nel nostro movimento una persona come Francesco Barbato – ha esordito De Pierro – e lo sosteniamo senza remore di sorta, esprimendo in queste ore al suo indirizzo la più profonda e totale solidarietà per quanto sta accadendo nei suoi confronti. In un Parlamento che pullula di pregiudicati si sta demonizzando un’azione che, per quanto proibita, ha scoperchiato nefandezze di ogni genere, mettendo a nudo comportamenti deprecabili che evidentemente tanti preferiscono restino sottaciuti e nascosti. E’ incredibile e vergognoso che la Casta, invece di preoccuparsi di quanto è emerso da tali registrazioni, che getta una montagna di discredito sull’istituzione in questione, e condannare il tutto, riversa la sua attenzione e il suo livore su chi ha il merito di aver divulgato tali scellerati comportamenti. Forse queste persone dimenticano di essere dipendenti del popolo italiano che in quella sede rappresentano, o dovrebbero rappresentare,  secondo le regole  sacrosante della democrazia, e che il loro comportamento deve essere noto e giudicabile dal popolo stesso. Le varie fattispecie di tutela vigenti non sono a garanzia dei parlamentari, ma dei cittadini che questi rappresentano”.

Nella difesa dell’operato di Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, il leader del movimento extraparlamentare entra poi nel merito del regolamento interno della Camera, che interdice scatti fotografici e riprese.

“E’ una norma arcaica – ha continuato - e andrebbe immediatamente rivista e abolita. Capisco che può risultare comodo per alcuni agire indisturbati con la copertura del velo normativo, ma queste cose sono liberi di farle a casa loro, non certo all’interno di uno dei più autorevoli palazzi istituzionali, dove rappresentano i cittadini e sono pagati dalla collettività. Invochiamo trasparenza e legalità da parte di chi dovrebbe esserne garanzia e incoraggiamo Francesco a continuare in questa sua battaglia, e se a questi signori ciò non va giù, candideremo in Parlamento tanti altri che lo emuleranno volentieri. E’ ora che la Casta venga svuotata dell’arroganza che ormai in gran parte la contraddistingue e il popolo diventi realmente sovrano come previsto dalla Costituzione. Non avendo intenzione di rinunciare alla nostra peculiarità di movimento extraparlamentare chiederemo ospitalità come indipendenti per i nostri rappresentanti in liste che riterremo  vicine alla nostra linea ideale. Se questa ospitalità ci fosse negata ci vedremmo costretti a presentare liste autonome, per combattere dall’interno la Casta nell’interesse supremo dei cittadini”.

 

 

Dure condanne in primo grado a Casalesi, la soddisfazione di Barbato

Il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti: “Quando arrestarono Setola non c’era personale sufficiente e nemmeno era possibile fare straordinari. In procura decisero di continuare a lavorare gratis pur di catturare un pericoloso latitante della Camorra”

 

 

Roma – I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere hanno emesso la condanna di primo grado per trentacinque imputati appartenenti all’ala stragista del clan dei Casalesi e capeggiati da Giuseppe Setola. Quest’ultimo è stato condannato a ventinove anni di reclusione, mentre nove anni sono stati dati all’altro boss Francesco Bidognetti.

 

Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato: “Si riesce a fare giustizia grazie al sacrificio e al volontariato della magistratura e delle Forze dell’ordine campane. Quando arrestarono Setola non c’era personale sufficiente e nemmeno era possibile fare straordinari. Il boss viaggiava sulla tangenziale di Napoli e, per seguirlo, in procura decisero di continuare a lavorare gratis pur di raggiungere il prezioso obiettivo e catturare un pericoloso latitante della Camorra.

Atteso che ad oggi – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – i magistrati del pool anticamorra dalle ore 18 non hanno più la scorta e che dopo le ore 15 non sia più possibile fare straordinari, di fatto significa paralizzare la procura di Napoli.

L’aiuto che il governo Berlusconi dà è quello di mettere in ginocchio gli uffici giudiziari del capoluogo partenopeo non facendoli funzionare dopo le ore 15, meno male che abbiamo quei magistrati e quelle Forze dell’ordine! E dire che questo governo, per anni, ha sbandierato e ha preso il merito degli arresti dei capiclan e delle confische dei beni alle mafie.

Un grazie infinite, quindi – conclude Barbato – , ai magistrati, agli uffici amministrativi, alla polizia giudiziaria e a tutte le Forze dell’ordine campane che, malgrado il lavoro contrario dell’esecutivo conclusosi, tra l’altro, con l’invio degli ispettori nelle procure di Napoli e di Bari, restano il vero presidio a tutela della legalità”. 

 

 

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Ancora ingenti tagli a forze di Polizia, lo sdegno di De Pierro

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Tagliare i fondi al comparto sicurezza significa penalizzare onesti lavoratori che quotidianamente affrontano enormi sacrifici, a rischio della propria incolumità, per salvaguardare la tutela dei cittadini”

 

Roma – Si è svolta a Roma e nelle principali città italiane la protesta delle forze dell’ordine insieme ai vigili del fuoco, contro i tagli del governo. Significativi i fusti vuoti portati in piazza per lamentare il fatto che non ci sono più fondi nemmeno per pagare la benzina e per sensibilizzare al riguardo i cittadini. Proprio a loro è stato chiesto un piccolo contributo per il carburante necessario alle volanti e agli automezzi. L’iniziativa è stata lanciata dai principali sindacati della Polizia di Stato, della polizia penitenziaria, del corpo forestale dello Stato e dei vigili del fuoco che, unanimemente, hanno spiegato la necessità della mobilitazione causata dai numerosi tagli subiti dai comparti di sicurezza e di ordine pubblico negli ultimi tre anni e non più in grado di tutelare la sicurezza. Altra pecca riguarda l’età media della Polizia di Stato che è di 42 anni. Questo perché l’ultimo concorso pubblico per entrare nel Corpo risale al 1997, inoltre fino al 2005 (anno di abolizione della leva obbligatoria) si poteva chiedere di essere arruolati nella Polizia o nei Carabinieri. Oggi vi si accede solo con concorsi interni riservati alle forze armate, dove si deve prima prestare servizio per alcuni anni. Si è abbassato anche il livello culturale e la percentuale delle donne.

 

Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha commentato: “Come Italia dei Diritti esprimiamo piena solidarietà a tutti gli operatori di polizia che sono stati fortemente penalizzati dagli sconsiderati provvedimenti finanziari dell’attuale esecutivo, così come tantissimi altri settori. Questo governo è impegnato soltanto a salvaguardare gli interessi del Premier e per farlo ricorre, spessissimo, all’arma di ricatto della fiducia, calpestando e mortificando le esigenze della collettività, tagliando enormemente anche i fondi per il comparto sicurezza. Ciò a cui stiamo assistendo si può definire con una sola parola: vergognoso. Tra l’altro parliamo di una maggioranza che ha fondato la sua campagna elettorale, o meglio elettoralistica, proprio incutendo alla gente il timore di non essere sicuri e promettendo fantastiche misure, ma di fatto irrealizzabili, per tutelare l’incolumità personale.

Abbiamo assistito – continua De Pierro – alle carnevalate dei militari per strada che vanno a succhiare ingenti somme di denaro alla mammella delle finanze statali, cosa che ha sminuito, tra l’altro, la professionalità delle forze dell’ordine. Dall’altra parte abbiamo visto un’opposizione miope e distratta che ha lasciato fare tranquillamente senza impegnarsi più di tanto, salvo alcune eccezioni, ed è per questo nelle ultime settimane abbiamo deciso di candidarci alle elezioni, per iniziare a dire la nostra anche nelle istituzioni. E’ giunto il momento di strappare la pagina politico-istituzionale più brutta e dannosa della storia della Repubblica.

 

Tagliare i fondi al comparto sicurezza – spiega il leader del movimento – significa penalizzare onesti lavoratori che quotidianamente affrontano enormi sacrifici, a rischio della propria incolumità, per salvaguardare la tutela dei cittadini. E mentre le volanti e gli automezzi della Polizia e dei corpi di soccorso sono rimasti, ormai, anche senza benzina, vengono spese ingenti somme per continuare a finanziare i contingenti all’estero e per il carburante delle auto blu e quelle di scorte dei politici. Ma lo Stato ora li ha lasciati da soli e, purtroppo, in queste condizioni si possono commettere anche degli errori, si possono avere problemi di natura psicologica che vanno ad incidere notevolmente sulla sicurezza e a volte possono sfociare in episodi purtroppo tristi, in cui qualcuno dei fermati paga con la vita.

La nostra proposta è quella di cambiare immediatamente il sistema di arruolamento, in quanto un lavoro così usurante non può essere svolto da persone ultra quarantenni che rischiano di soccombere nei confronti di delinquenti più giovani e più allenati. Si è abolito il servizio di leva obbligatorio, e questo non può farci che piacere, ma per garantire ugualmente la presenza di un esercito è stata giocata la carta dell’obbligo di servizio nelle forze armate per accedere alle forze di polizia. Questo è semplicemente assurdo ed è necessario intervenire immediatamente bandendo nuovi concorsi e, soprattutto, fornendo la possibilità di svolgere il servizio di leva volontario anche nei corpi di polizia per sopperire a quella carenza, ormai cronica e consolidata, di forze giovani che prima venivano assicurate dalla possibilità di svolgere il servizio militare obbligatorio in questi corpi.

 

Tra l’altro – continua De Pierro – ciò garantirebbe anche una maggiore professionalità e preparazione, sempre più necessaria per affrontare i compiti gravosi che presenta quotidianamente una società in continua evoluzione, per salvaguardare anche il livello culturale degli agenti, che va inesorabilmente abbassandosi, visto che chi, con un grado cognitivo e con titoli professionali superiori, se prima sceglieva di partecipare al concorso, ora non accetta di sprecare le proprie competenze in alcuni anni di servizio nelle forze armate, senza avere poi la certezza di poter transitare nelle forze dell’ordine, affidando il proprio destino a una pesante incognita.

Per chiudere, auspicherei che il governo prendesse seriamente in esame le sacrosante richieste e lamentele del personale di polizia, anche perché presto il grado di sicurezza garantito potrebbe essere assolutamente insufficiente e porre il suggello a un fallimento completo dell’azione politica dell’esecutivo Berlusconi. Ormai – conclude il presidente dell’IDD – se ne sono accorte anche le pietre e la maggior parte della gente comincia a svegliarsi dal lungo torpore indotto da un bombardamento mediatico ad hoc, non è più disposta ad accettare prese in giro da politicanti assolutamente incompetenti”.

 

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Associazioni in rivolta per fondi cultura bloccati, la Nieddu commenta

La responsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti: “Nel Lazio si erano offerte garanzie e aperti degli spiragli, ma poi c’è stato un blocco per l’erogazione dei finanziamenti speciali che si è esteso anche ai fondi stanziati prima dell’estate”

 

Roma – Venti di rivolta nel mondo degli artisti capitolini che annunciano di mobilitarsi in manifestazioni e sit in, poiché la Regione non sblocca i fondi a loro destinati in primavera dalla Provincia. Molte associazioni ed enti culturali rischiano il fallimento, soprattutto quelli che per organizzare eventi si son resi debitori verso terzi. Lo scorso 14 settembre l’assessorato regionale alla Cultura aveva presentato la proposta di delibera per i fondi alle associazioni, ma la giunta l’ha respinta. E’ stata nuovamente presentata il 14 ottobre ma ancora non è stata discussa, tuttavia le associazioni sono al collasso.

 

Anna Nieddu, responsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti, ha detto in merito: “Dal punto di vista della cultura questa situazione non colpisce solo Roma, la Provincia e la regione Lazio, ma riguarda anche altre regioni e settori. Il problema è che nel Lazio si erano offerte garanzie e aperti degli spiragli, ma poi c’è stato un blocco per l’erogazione dei finanziamenti speciali che si è esteso anche ai fondi stanziati prima dell’estate.

La questione si rivela ancora più problematica per la cultura, ritenuta meno importante di altri ambiti. Questo ha messo in ginocchio tutto il settore, dalle associazioni ai teatri, come il Valle di Roma. Per quelle compagnie che sono piccole realtà diventa ancora più problematico.

E’ questa una situazione – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che fa sentire impotenti e demotivati, perché si sa fin dall’inizio che non se ne caverà nulla.

L’unica cosa sarebbe quella di riuscire ad aggregarsi e creare un fronte unico con gli altri settore per avanzare delle richieste, anche se è difficile, poi, mantenere l’attenzione sul lungo periodo”.   

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